Codroipo Cuore Live del Medio Friuli

Sito del Turismo del Medio Friuli: conoscere, capire e gustare il Medio Friuli

Associazione Intercomunale dei Comuni del Medio Friuli: Basiliano, Bertiolo, Camino al Tagliamento,

utility

Cerca

Scegli la lingua

Lingua italiana Lingua inglese Lingua tedesca

Fra spazi urbani rinnovati o ridefiniti per favorire i servizi ai cittadini e dare piacevoli motivi di aggregazione, Talmassons si caratterizza per lo spazio destinato alla conservazione e alla valorizzazione di un patrimonio ereditato da secoli di storia. Così il territorio mostra con il dovuto orgoglio i segni della civiltà veneta, custodisce antiche immagini sacre e commemora episodi degli ultimi due conflitti mondiali con la volontà di affermare inequivocabilmente che il presente è frutto di una secolare concatenazione di eventi.
Cuore pulsante del paese è la piazza dedicata all’insigne concittadino Pacifico Valussi, nato qui nel 1813 e morto a Udine nel 1893. Fu giornalista, fondatore e direttore di diverse testate; si distinse per il suo pensiero democratico e repubblicano. Ancora sopravvive la sua casa natale sulla cui facciata è stata apposta una targa.

Non molto distante, nell’altra piazza del paese, sorge la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, edificio del XIX secolo con affreschi di Rocco Pitacco (1850 ca.), altar maggiore settecentesco e i primi due altari laterali ascrivibili alla bottega di Bernardino da Bissone (prima metà del ‘500). Il santo patrono del paese è il soggetto della pala raffigurante la Passione di San Lorenzo, opera del 1952 dell’artista Ernesto Mitri (Udine 1907-1978).

Prima di lasciare Talmassons per esplorare le sue tre frazioni vale la pena ricordare che qui c’è la possibilità di ammirare il cielo in piena notte… quando le stelle vegliano sul Medio Friuli: Talmassons, infatti, ospita l’Osservatorio Astronomico, gestito dal Circolo Astrofili Talmassons (C.AS.T) (via Cadorna n. 54, tel./fax 0432-920670 www.castfvg.it).

Flambro, sede un tempo di una delle più antiche pievi del Patriarcato di Aquileia, conserva tracce della cortina medievale intorno alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunziata. La chiesa conserva dal Cinquecento un fonte battesimale e un bassorilievo con San Giacomo di Carlo da Carona. I primi due altari laterali presentano pale raffiguranti il Transito di San Giuseppe e il Martirio dei Santi Felice e Fortunato, opere dell’udinese Francesco Pavona (1729).
Il ciclo d’affreschi che si dispiega sulle pareti, sul catino (Trionfo dell’Eucarestia; L’Annunciazione; La cacciata dal Paradiso) e sulla cupola (La discesa dello Spirito Santo) nella zona absidale è firmato da Fred Pittino (1906-1991) ed è datato al 1939-40. Il lavoro venne realizzato all’apice dell’attività del maestro tanto da poterlo classificare come una delle composizioni sacre più riuscite del pittore.

Introdotta da un inconfondibile atrio a capanna sorretto da possenti colonne, si riconosce facilmente la chiesa di San Giovanni Battista  lungo l’antica Stradalta, attuale strada Napoleonica. Nei secoli quest’arteria, rapida via di penetrazione per raggiungere il cuore della  pianura friulana, la rese preda di continue spoliazioni e devastazioni da parte degli invasori. Di fondazione cinquecentesca, ma rimaneggiata a più riprese fino all’attuale configurazione ottocentesca, custodisce un dipinto raffigurante il santo titolare, San Giovanni, del pittore friulano Fred Pittino. Per la posizione che occupa fu molto importante per i viandanti e i pellegrini che qui poterono trovare riparo. Inoltre, durante la Grande Guerra vi si attrezzò un ospedale da campo per gli scampati alla battaglia di Flambro del 30 ottobre 1917, quando i granatieri di Sardegna attuarono un’azione diversiva per trattenere il nemico mentre i nostri attraversavano il Tagliamento. Ancor oggi si commemorano i granatieri caduti con una celebrazione durante il mese di ottobre.

In località San Vidotto, dove un tempo esisteva l’omonimo villaggio di origine romana raso al suolo durante le invasioni turche del 1477, sorge la chiesetta campestre di Sant’Antonio Abate. L’edificio di culto risale al Settecento, ma il suo aspetto attuale è legato al restauro seguito al sisma del 1976 e realizzato dai locali gruppi Alpini. Al suo interno conserva testimonianze di religiosità popolare come un’interessante serie di ex-voto. Degna di nota la storia del piccolo borgo o meglio dei suoi abitanti che, scampati alla furia turchesca, si rifugiarono nei paesi vicini, in particolare a Lestizza, dove continuarono a mantenere alcune istituzioni come la vicinia per quasi tre secoli, fino all’avvento napoleonico. Inoltre, fino a pochi anni fa’ la popolazione di Lestizza ogni anno raggiungeva in processione la chiesetta a dimostrazione di un legame particolare.

Vero gioiello architettonico e paesaggistico del piccolo centro di Flambro è la scenografica Villa Savorgnan, eretta nel cinquecento e rimaneggiata nel XIX secolo. Di aspetto semplice e severo presenta una facciata improntata ai criteri della simmetria con portale centrale sormontato da balconcino e tre registri di  finestre a marcare la suddivisione dei piani. Il corpo di residenza è compreso fra l’antistante giardino d’onore e il vasto parco dove si trova la cappella della Madonna della Salute, edificio settecentesco a pianta ottagonale. Inoltre, si inserisce perpendicolarmente agli edifici di fondazione più antica, divenuti nel tempo ricovero per attrezzi rurali e caratterizzati da un portico cui si accede da due ampie aperture ad arco. La villa, spartita fra più proprietari, si anima nei mesi estivi divenendo pregevole quinta architettonica di spettacoli e concerti.

Toponimo prediale che attesta nel suffisso un’origine romana, Flumignano è documentata come feudo filoveneziano fin dal Trecento, quando a reggerne le sorti fu demandata la nobile famiglia dei Caporiacco.

La chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo  risale al 1772. La facciata dai semplici ed eleganti elementi formali, come le quattro lesene impostate su alto basamento e il frontone triangolare, tradiscono il gusto neoclassico dell’edificio che sorge su un originario nucleo quattrocentesco. L’antica chiesa fu inglobata trasversalmente rispetto al nuovo corpo di fabbrica divenendo l’attuale zona absidale suddivisa in tre ambienti: la sacrestia, l’abside vero e proprio e  il battistero che coincide con l’abside originario a pianta ottagonale. È proprio quest’ultima la parte più interessante dal punto di vista storico artistico in quanto presenta un ciclo di affreschi variamente attribuiti alla scuola di Andrea Bellunello (1430-1494 c.) o di Domenico da Tolmezzo (1448-1507), ma da ascrivere più semplicemente alla mano di un anonimo artista friulano attivo a cavallo fra il Quattrocento e il Cinquecento. Il ciclo si dispiega all’interno di otto vele che racchiudono monumentali figure di dottori della chiesa impostati sopra storie di Cristo e di Santi che a loro volta poggiano su un fascione continuo dove i dodici apostoli, seduti entro spazi suddivisi da possenti colonne, sembrano interagire fra loro in un’animata conversazione.

La torre campanaria, staccata dall’edificio di culto, è del 1857 e si trova accanto alla canonica davanti ad un parco attrezzato. La canonica, recentemente ed integralmente restaurata a ridare unitarietà a diversi fabbricati, ricorda nella titolazione un’illustre cittadino di Flumignano: padre Cornelio Fabro (1911-1995), professore di filosofia teoretica all’Università di Perugina, profondo conoscitore dell’opera del filosofo danese Kierkegaard.

 

Impreziosisce il borgo rurale di Flumignano un bel esempio di villa ottocentesca con ampio parco sul retro: si tratta di Villa Mangilli con le consuete pertinenze rustiche a far da quinta scenografica al cortile centrale. Purtroppo la villa è disabitata da quasi un secolo: da quando, durante la prima guerra mondiale, fu occupata da truppe militari e poi più volte saccheggiata.

Appena fuori paese in direzione di Talmassons sorge la chiesetta campestre di Santa Maria Maddalena su un sito abitativo di epoca romana (sono state rinvenute tracce di un mosaico pavimentale). La struttura risale all’inizio del XVI secolo, ma l’attuale aspetto è frutto di restauri realizzati nel 1926. La chiesetta è dedicata ai caduti della Grande Guerra.

Nella frazione di Sant’Andrat del Cormor, estrema propaggine del Comune verso Castions di Strada, troviamo la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea che, nella sua parte più antica, risale al XVI secolo e conserva i resti di un portale di Giovanni Antonio Pilacorte (1507), un paliotto settecentesco con Madonna con Bambino e angioletti in bassorilievo e affreschi sulle pareti e sul soffitto del gemonese Giuseppe Barazzutti che li realizzò nel biennio 1938-39. Vicino alla chiesa si trova anche un interessante monumento dedicato ad una santa molto particolare il cui culto è diffuso solo in Friuli: si tratta di Santa Sabata, in lingua friulana Sante Sabide. Un culto che forse deriva dalle primitive comunità cristiane aquileiesi che santificavano il sabato come giorno festivo secondo un rito legato all’ebraismo se non, addirittura, al paganesimo. Rimane comunque un culto misterioso che poi nel tempo è stato sostituito dal culto per la Vergine. Spesso le ancone e le cappelle dedicate alla Santa sorgono in luoghi rurali sacri nei pressi di sorgenti o corsi d’acqua di origine sorgiva. In particolare l’immagine di Santa Sabata che troviamo a Sant’Andrat del Cormor ha una storia a sé ricordata da una lapide commemorativa posta su una casa di piazza del Popolo:

Il 28 aprile 1945 a questo muro 35 persone vennero allineate davanti al plotone di esecuzione cosacco. I votati alla morte miracolosamente salvati questo marmo collocarono perché nei figli viva il ricordo della tragica giornata.

Si dice infatti che la salvezza venne dal suono a festa delle campane della vicina Castions di Strada, quel suono fu fatto passare come il segnale della fine della guerra. Tutto questo succedeva di sabato…

 

 

Visita anche le pagine del patrimonio storico-artistico di:

 

Oppure