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Se volessimo individuare all’interno del territorio del Medio Friuli il comune che nel tempo ha saputo conservare, anche con recenti ed accorti interventi di restauro, il maggior numero di testimonianze storico artistiche, ci accorgeremmo che si tratta proprio del comune di Sedegliano.

Iniziamo a scandagliarlo e partiamo proprio dal capoluogo. Edificio che mantenne nei secoli il suo ruolo di simbolo del potere civile è Palazzo Birarda Manin, un tempo sede della gastaldia, oggi sede del Municipio. L’edificio, voluto dalla famiglia Manin – la stessa cui si deve la villa di Passariano –  dopo l’acquisto della gastaldia di Sedegliano, risale al XVI secolo. Per la metodologia costruttiva mediante utilizzo di ciottoli di fiume, lasciati a vista dopo i recenti restauri, rappresenta anche il simbolo di una civiltà nata e cresciuta lungo l’argine del Tagliamento e nel cuore dell’alta pianura asciutta. La trifora d’ingresso sormontata da quattro finestre arcuate, alleggerisce la facciata principale stretta fra due possenti torrioni laterali che furono aggiunti nel XVIII secolo. Passato ai Birarda dopo la caduta della Serenissima e, dunque, con l’avvento napoleonico, il palazzo assunse nel 1930 il ruolo di sede municipale che ancora mantiene.

Proseguendo lungo la strada principale, a pochi passi di distanza si trova la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate con campanile di Girolamo D’Aronco costruito tra il 1896 e il 1901. Si segnalano il portale laterale destro di Giovanni Antonio Pilacorte e, all’interno, la pala della Madonna della Salute, opera di Pomponio Amalteo del 1553.

Uscendo dal paese, lungo la strada che porta alla frazione di Grions, si nota un bel palazzotto a pianta quadrangolare del XVIII secolo: si tratta di palazzo Berghinz – Battiston abitato fino al 1976, anno del sisma che devastò il Friuli, e poi lasciato in stato di abbandono. Al suo interno, fra le numerosissime stanze che si susseguono su quelli che un tempo furono i tre piani abitativi, si conservano ancora aeree decorazioni a stucco e ad affresco, tipiche da salotto borghese ottocentesco.

Prima di lasciare il paese vale la pena una piccola deviazione dalla strada principale per visitare due piccole chiesette dalla storia antica: la prima è la chiesetta della Madonna del Rosario, fondata nel XVI secolo e rimaneggiata nei secoli successivi. Presenta un portico d’ingresso e un campaniletto a vela impostato sulla facciata.

La seconda è la chiesetta cimiteriale dei Santi Pietro e Paolo, edificio del XV secolo con portale d’ingresso realizzato dal Pilacorte nel 1497 e affreschi d’inizio Cinquecento di Gianpietro da Spilimbergo dove, sullo sfondo di una scena nella zona presbiteriale, compare anche l’antico borgo fortificato di Sedegliano.

Toponimo che tradisce l’origine slava e ha il significato di castello fortificato, Gradisca è la prima frazione che si incontra provenendo da Codroipo. Il piccolo centro rappresenta un vero e proprio scrigno con testimonianze ancora ben conservate sia da un punto di vista architettonico, sia più propriamente artistico. Sorge entro le rive dell’antica cortina, in uno scenario di grande suggestione, il complesso monumentale della chiesa parrocchiale di Santo Stefano Protomartire. Fondata nel XIV secolo, ma successivamente rimaneggiata, conserva un portale del 1515 di Giovanni Antonio Pilacorte, un affresco raffigurante Il Martirio di Santo Stefano (1839) sul soffitto della navata, opera del pittore neoclassico Gian Carlo Bevilacqua e grandi tele eseguite nel 1903 da Aurelio Mariani, maestro di Velletri (1863-1939) che nel 1925 dipinse anche le 15 stazioni della Via Crucis all’esterno della chiesa. Artista accademico dal gusto improntato allo storicismo, il Mariani sceglie di mantenere le tipologie e gli schemi compositivi tipici del XVIII secolo, che già informavano i capitelli dell’originaria Via Crucis, infondendo nel fedele uno spirito di profonda devozione grazie all’espressività sentita e alla mimica teatrale delle figure. Il complesso, che rappresenta un unicum in regione, è stato riportato al suo originario valore con un intervento di restauro nel biennio 2000-2001.

All’inizio del paese e defilata rispetto alla strada principale sorge la chiesetta di San Giorgio. Nella semplicità della facciata a capanna intonacata di bianco e con oculo centrale spicca la figura gigantesca di San Cristoforo, il santo traghettatore, raffigurato, seguendo l’iconografia più classica, mentre trasporta su una spalla il Bambino. L’edificio è del XV secolo e al suo interno si può ancora ammirare una balaustra di separazione fra aula e presbiterio del 1524. Il manufatto è coronato dalle figure dell’Annunciazione, operadel Pilacorte. Sulla parete sinistra si conserva l’affresco del 1557 raffigurante San Giorgio e il drago di Marco Tiussi e sull’altare maggiore la pala che ripropone lo stesso soggetto, opera del 1608 di Cesare Begni.

In posizione preminente nel cuore del paese, quasi una vedetta sull’incrocio principale che conduce a Sedegliano, sorge Palazzo Venier. Tipico palazzotto di campagna del XVII-XVIII secolo, voluto da un prelato veneziano per controllare i suoi possedimenti terrieri in zona. L’edificio, che in origine era un’unità abitativa unica, a partire dall’Ottocento fu suddiviso fra più eredi e ancora oggi presenta i caratteri di una poco assennata lottizzazione. La parte più interessante si concentra al piano nobile cui si accede da uno scalone con stemma di famiglia sul soffitto e divertenti decori a trompe-l’oeil che simulano una fantesca con tanto di scopa affacciarsi timidamente da una finta porta a riproporre, con un certo ritardo, la maniera del grande maestro cinquecentesco Paolo Veronese. Al colmo della scala un atrio quadrangolare, su cui si affacciano porte restituite al loro originario decoro grazie ad un accorto intervento di restauro che le ha semplicemente ripulite dalle sovrapposte mani di vernice, introduce al salone principale. Il salone occupa l’altezza di due piani ed è dotato di doppio ballatoio in legno dipinto sui lati brevi. Il soffitto è completamente affrescato con soggetti allegorici inneggianti il Trionfo, la Forza, la Gloria (forse di Venezia?) al centro entro un profilo mistilineo, e il Coraggio e l’Abbondanza entro medaglioni laterali. Il tutto si dispiega con toni magniloquenti su uno sfondo di cielo. Il complesso pittorico si ispira dunque ai cicli celebrativi delle ville venete anche se l’anonimo autore settecentesco non raggiunge il livello stilistico della grande pittura veneta contemporanea.

Vero gioiello sia sul piano storico che artistico è la chiesa di San Giovanni Battista che sorge nel piccolo borgo di Redenzicco. Fondata intorno alla metà del XII secolo subì interventi radicali nel corso del XVIII secolo. La parete nord e l’arco trionfale mostrano tracce dell’originario ciclo di affreschi  risalente al tardo Trecento e restaurato negli anni ’70 e ’90 del ‘900. L’anonimo artista dimostra di essere aggiornato sul linguaggio di Vitale da Bologna (documentato fra 1330 e 1361). Si possono ancora leggere scene della vita di Cristo e di santi (Nicola e Benedetto) oltre la raffigurazione cinquecentesca della processione dei signorotti del paese. Si tratta della testimonianza pittorica più antica del territorio.

Posto tra i borghi rurali di Rivis e Turrida a pochi passi dal Tagliamento, sorge il mulino che risale al 1774 ed è tuttora funzionante. Superato l’antico sistema delle ruote di legno all’inizio degli anni trenta del Novecento si passò alla turbina che fu sostituita pochi anni fa da una còclea idraulica che sfrutta la forza motrice dell’acqua della Roggia di Sant’Odorico. Il complesso molitorio, costituito da due edifici oggetto di recenti restauri, conserva la strumentazione originaria e ospita un centro didattico pronto ad accogliere visitatori e scolaresche su appuntamento (per informazioni e visite guidate tel. 0432 915519 o 0432 918387). 

Forse in origine chiesa battesimale dell’antica pieve di Rivis, di cui si ha notizia già dal 1186, l’attuale chiesetta cimiteriale di San Girolamo risale quasi sicuramente al XVI secolo, quando recava una titolazione diversa dall’attuale. Infatti, compare nei documenti col titolo di Santa Margherita, che fu poi adottato dalla settecentesca parrocchiale. Si dice che la dedicazione a San Girolamo sia stato un omaggio della popolazione ad un membro molto amato dei Savorgnan, nobile famiglia che esercitò il potere su Rivis per più di tre secoli. Sulla facciata campeggia la monumentale figura di San Cristoforo, protettore dei barcaioli e proprio per questo spesso raffigurato in edifici di culto nei pressi di un guado. Ricordiamo, infatti, che il Tagliamento scorre proprio a pochi metri di distanza. Il recente restauro ha messo in luce i piani sovrapposti degli apparati decorativi parietali scegliendo di far riemergere gli affreschi rinascimentali di Marco Tiussi da Spilimbergo, artista documentato fra il 1527 e il 1575 che ereditò la maniera del Pordenone. Gli affreschi, dalla marcata e ancora ingenua costruzione prospettica, raffigurano figure di Santi, una sacra conversazione con la Madonna col Bambino al centro fra San Sebastiano e San Rocco e una scena di fedeli della confraternita di San Gottardo e San Giuseppe raccolti in preghiera entro specchiature delimitate da elementi decorativi a girali e candelabre. Anche se il ciclo risulta frammentario è possibile coglierne l’originaria coerenza.

Facciamo tappa a San Lorenzo dove un recente intervento di restauro ci permette di visitare un piccolo edificio cinquecentesco che sorge a pochi passi dalla parrocchiale. Si tratta di Casa Uarnèl  facilmente riconoscibile per l’affresco devozionale che occupa la parte alta della facciata. La sacra icona raffigura la Vergine in trono col Bambino fra i Santi Lorenzo e Pietro, opera di quel Marco Tiussi che abbiamo appena conosciuto nella chiesa cimiteriale di Rivis e nella chiesetta di San Giorgio a Gradisca. Sede di un ufficio di accoglienza turistica, dello sportello della valorizzazione della lingua friulana e spazio museale ed espositivo dove è possibile trovare informazioni sul “Catapàn”, documento parrocchiale in cui sono annotati i nomi dei defunti, i lasciti e tutti i fatti più importanti dei secoli XIV-XVII a ricostruire la storia di una comunità (per informazioni e visite guidate tel. 0432 821613).
Nella frazione di Coderno, dove i buongustai potranno anche far visita ad una delle più famose latterie del Medio Friuli e assaggiare i sapori genuini dei formaggi preparati quotidianamente dalle mani di un esperto casaro, sorge una realtà culturale polifunzionale di grande interesse. “Una casa poverissima, di sassi di fiume: al pianterreno una minuscola cucina con un lavello da una parte e il focolare dall’altra…” così padre David Maria Turoldo, frate dei Servi di Maria, poeta, saggista e sceneggiatore ricorda la sua casa natale di Coderno. Qui, in questa casa colonica ottocentesca che si innalza su tre piani, Turoldo nasceva nel 1916, ultimo di nove fratelli, e sempre qui, oggi, si possono vivere le ricostruzioni fedeli di alcune stanze, consultare gli archivi dei suoi scritti e delle sue opere, ma anche visitare un vivace centro culturale ed espositivo, dove si susseguono mostre di artisti regionali, convegni ed incontri. Dopo una vita coraggiosa di denuncia, padre David morirà a Milano nel 1992 lasciando non pochi scritti sul suo Friuli e un documento cinematografico molto importante come il film “Gli ultimi” (per informazioni e visite guidate tel. 0432 916384; 0432 915519).

 

 

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