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Mortegliano con le sue frazioni di Chiasiellis e Lavariano è il cuore di un’area ad elevata vocazione turistica, ricco di attività alberghiere e ristorative, strutture sportive e per il tempo libero, eccellenze nell’ambito delle produzioni enogastronomiche. Il territorio, posto ai margini inferiori dell’alta pianura asciutta e dunque a ridosso della linea delle risorgive, è caratterizzato da terreni particolarmente fertili e adatti alla coltivazione del mais, vero fiore all’occhiello della zona. La fiorente attività agraria è favorita dalla ricca rete di rogge e canali naturali ed artificiali, che in passato hanno determinato l’esistenza di due importanti mulini come uniche realtà di riferimento per una vasta area. La presenza idrica più importante è il torrente Cormôr che solca un paesaggio rurale improntato ad una regolare suddivisione degli appezzamenti, secondo i dettami del riordino fondiario dei primi anni sessanta del ‘900.

Mortegliano si sviluppa intorno all’originario nucleo della antica cortina fortificata, ormai demolita in favore dell’attuale duomo dei SS. Pietro e Paolo.
L’edificio sorge in posizione sopraelevata, accessibile attraverso un’ampia scalinata, e mostra i caratteri dello stile neogotico negli elementi di coronamento a guglie e pinnacoli secondo il progetto dell’architetto udinese Andrea Scala (1820-1893). La scelta di una pianta ottagonale impose non pochi problemi riguardo le soluzioni per la copertura, risolte attraverso una struttura a tenda impostata su grossi travi a vista. All’interno si conserva uno dei capolavori rinascimentali dell’arte dell’intaglio ligneo: si tratta del monumentale altare realizzato da Giovanni Martini (1475 ca.-1535)  fra il 1523 e il 1526 come ex-voto della comunità morteglianese scampata all’assedio della cortina durante le invasioni turchesche del 1499. L’opera, imponente per i suoi sei metri d’altezza, si sviluppa in senso verticale, affollata da una sessantina di statue narranti storie della Vergine Maria con un impaginato straordinariamente moderno per l’epoca. Infatti, abbandonata la struttura suddivisa a scomparti e nicchie, secondo la più comune pratica quattro-cinquecentesca, l’artista inscena su quattro registri sovrapposti la Pietà, la Dormitio Virginis, l’Assunzione e l’Incoronazione fra figure di Santi, Dottori della Chiesa e Angeli. La suddivisione dei piani è affidata a raffinati elementi decorativi che si dispiegano con gusto di matrice lombarda sulle cornici e il basamento. Sempre di età rinascimentale è il fonte battesimale, datato 1521 e realizzato in marmo secondo stilemi tipici della bottega del Pilacorte come si evince dal particolare dei putti che reggono lo scudo intorno al fusto. Dietro l’altare maggiore è collocato un plastico che ricostruisce l’antica cortina di Mortegliano minacciata dalla cavalleria turca nel 1499 e strenuamente difesa dalla popolazione per due giorni. Svetta accanto al duomo il più elevato campanile d’Italia: dall’alto dei suoi 113 metri si gode di una vista mozzafiato su tutto il territorio del Medio Friuli. Inaugurato nel 1959 è percorso internamente da una scala a spirale che conduce fino alla cella campanaria. Nonostante la notevole altezza il progettista Pietro Zanini seppe conferire alla sua opera uno straordinario senso di leggerezza grazie all’uso di sottili pilastri esterni e della cuspide traforata. L’illuminazione di cui è stato recentemente dotato lo rende suggestivo punto di riferimento per chiunque percorra di sera le strade circostanti il paese (per aperture e visite guidate contattare la Pro Loco 0432-760079, la Casa delle suore 0432-760104; la Parrocchia 0432-760050).

Lo stile goticheggiante del duomo e del campanile influenzò anche l’architetto Giovanni Santi chiamato a realizzare il palazzo municipale fra il terzo e il quarto decennio del Novecento. Oggi l’edificio ospita anche un ufficio di informazioni ed accoglienza turistica (Ufficio I.A.T.: tel. 0432 760079; aperto dal lunedì al sabato 9.00 alle 13.00 e il venerdì dalle 14.30 alle 18.00 e durante il periodo estivo anche la domenica pomeriggio). Di fronte al palazzo municipale, sorge la seicentesca parrocchiale della Santissima Trinità  con affreschi barocchi sul soffitto della navata e del presbiterio, opera dell’artista udinese Pietro Venier (1673-1737), che nella zona corale dispiega, intorno ad un oculo centrale con la figura dell’Eterno Padre assiso in trono, profeti fra simboli evangelici.
Di notevole valore storico artistico è l’organo realizzato nell’ultimo quarto del XVIII secolo dal maestro veneziano Francesco Dacci. Il monumentale strumento subì nel corso del tempo notevoli danni, ma una ventina di anni fa è stato sottoposto ad un intervento di
restauro che ha ricondotto le sue 1050 canne, distrutte in gran parte durante la Prima Guerra Mondiale, all’originario splendore.

In pieno centro lungo via Cavour sorge Villa dei conti di Varmo un tempo dimora nobiliare e oggi biblioteca comunale, sede della fondazione Canciani e di attività convegnistiche ed espositive. Costruita sul finire del Seicento e recentemente restaurata, presenta i canoni tipici del palazzo padronale con ritmo improntato alla rigida simmetria nella disposizione delle aperture in facciata e sul retro verso il parco, dove d’estate, all’ombra dell’antica Torre dell’orologio, si svolgono interessanti iniziative culturali. All’interno è ospitata una collezione di ritratti dei membri della famiglia di Varmo (sec. XVII-XIX) ed è possibile ammirare affreschi di soggetto araldico in una sala al primo piano (orari di visita: lun, mer, gio 16.00-19.00; su prenotazione tel. 0432-760030, 0432-826811, e-mail biblioteca@comune.mortegliano.it).

In direzione di Castions di Strada sorge isolata fra i campi la chiesetta dedicata a San Nicolò di Arnaces, introdotta da una lunga infilata di gelsi. Secondo la tradizione questo sarebbe il luogo del primitivo insediamento abitativo di Mortegliano. Qui infatti sono stati rinvenuti resti di età romana, in particolare urne funerarie, da cui deriva il titolo di Arnaces, storpiatura dell’originario urnaces. La sua fondazione si fa risalire ai tempi dei longobardi anche se nel corso dei secoli subì numerose devastazioni a causa delle invasioni barbariche, in particolare ad opera degli Ungari. Per questo fu ricostruita con un’altezza che ne impedisse la vista dalla strada. Dal Medioevo in poi ebbe diverse funzioni: fu adibita a lazzaretto, ospizio per i crociati in viaggio verso Gerusalemme e, infine, divenne meta di pellegrini in cammino verso Roma o Santiago de Compostela.

Nella suggestiva frazione di Lavariano, a circa cinque chilometri da Mortegliano, sorge la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, al centro dell’antica cortina fortificata di età medievale, forse distrutta nel 1499 dai turchi. La chiesa custodisce l’opera più importante della produzione scultorea del lapicida lombardo Carlo da Carona (1480 ca.-1545). Si tratta di un altare in pietra bianca datato 1527 e realizzato sul modello delle pale lignee in voga nel Friuli del XVI secolo. Infatti, stando a fonti documentarie, l’altare in origine era addirittura dorato.La struttura architettonica prevede una predella per i dodici apostoli, oggi ridotti a dieci, e la ripartizione dei due piani sovrastanti mediante paraste che delimitano gli spazi entro cui campeggiano le figure piuttosto fisse e ieratiche dei santi Pietro, Giovanni Battista e Paolo, nel primo registro, Martino e Urbano ai lati di Maria che allatta il Bambino nel secondo registro. Il tutto coronato dall’immagine della Pietà fra l’Angelo annunziante e la Vergine annunciata, sovrastati dal mezzo busto dell’Eterno Padre. Accanto alla chiesa si innalza l’antica torre di Lavariano, oggi divenuta il campanile della parrocchiale.
La costruzione fu realizzata intorno all’anno mille come torre di vedetta probabilmente inglobata in un maniero a presidio del territorio. Inevitabilmente subì nel corso dei secoli numerose trasformazioni compresa l’apertura dei due registri di bifore (sec. XVI-XVII) che contribuiscono a renderne meno austero l’aspetto. Sulla stessa piazza San Paolino si affacciano numerose testimonianze di religiosità popolare: sono le icone, dedicate in gran parte al culto mariano, che fino al secolo scorso costituirono le più genuine manifestazioni di fede dei nostri paesi.

Lungo la direttrice che conduce a Bicinicco e Palmanova, ad est di Mortegliano, sorge il piccolo centro rurale di Chiasiellis, dalla storia antica ed affascinante. Il toponimo del paese è una friulanizzazione del latino medievale caselle ad indicare povere casupole destinate a contadini e pastori in condizione di servi della gleba. Per secoli Chiasiellis fu soggetta alla giurisdizione delle monache benedettine di Aquileia, appartenenti alle più nobili famiglie friulane e per questo assai potenti. Intorno allo scadere del primo millennio le monache ricevettero questo e molti altri territori della pianura friulana in dono dal patriarca, godendo su tali aree di particolari privilegi tanto da poter eleggere la chiesa di Santa Maria Annunziata di Chiasiellis a pieve con piena autonomia civile ed ecclesiastica. Oggi la chiesa ospita il bel gruppo scultoreo dell’Annunciazione, opera in legno dipinto di bianco, realizzata nella seconda metà dell’Ottocento dal maestro udinese Francesco Catone.

 

 

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