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 MERETO DI TOMBA: PATRIMONIO STORICO ARTISTICO

Mereto di Tomba ha il pregio di offrire al visitatore tutto il suo patrimonio storico artistico in una piacevole passeggiata lungo la strada principale del paese, dove si concentrano interessanti testimonianze architettoniche e straordinari ricordi umani.

Il nostro itinerario prende avvio dalla piazza per entrare innanzi tutto nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo e scoprire un edificio della prima metà del Settecento voluto dalla nobile famiglia Bertoli. All’interno si conservano ancora pregevoli esempi di altaristica: l’altar maggiore e l’altare della Madonna della Salute con statue scolpite da Giuseppe Torretti alla fine del Seicento rappresentano degnamente la maestria di uno dei maggiori artisti veneti del secolo, attivo anche nella vicina Villa Manin di Passariano. L’arte contemporanea è ben documentata grazie alle pale degli altari dedicati a San Giuseppe e a San Giovanni Bosco che recano la firma di Fred Pittino (1906-1991).

Uscendo dall’edificio e proseguendo verso l’altura retrostante su cui sorge il cimitero, percorrendo il suggestivo viale all’ombra dalla duplice fila di cipressi, si giunge alla chiesetta cimiteriale dei Santi Daniele e Agostino. È l’edificio di più antica costruzione del territorio comunale e si può far risalire al X secolo d.C. Molto probabilmente la chiesa primordiale fu eretta contempora-neamente alla cortina difensiva che gli abitanti edificarono nell’Alto Medioevo per difendersi dalle incursioni barbariche. Dapprima consacrata al solo San Daniele, assunse poi la dedicazione a Sant’Agostino in seguito alla presenza in loco dei Padri eremitani di Sant’Agostino. La piccola aula subì le invasioni turche sul finire del Quattrocento e fu ricostruita nel secolo successivo. Sulla parete destra e sul lato destro dell’arco trionfale si conservano ancora affreschi databili al 1525 circa e attribuibili alla mano di Gian Paolo Thanner o della sua bottega: nel primo caso si tratta di una sorta di trittico costruito intorno ad una nicchia che in origine ospitava una statua di Sant’Urbano forse di Domenico da Tolmezzo, oggi custodita nella parrocchiale, affiancata dalle figure di san Nicolò di Bari e san Giovanni Battista sovrastati dall’Eterno Padre; nel secondo, invece, si tratta di una figura di santa di difficile lettura. Ebbe la funzione di chiesa parrocchiale fino al XVIII secolo, quando a pochi passi fu costruito il nuovo edificio di culto dedicato a San Michele Arcangelo.

Quasi di fronte alla parrocchiale spicca un bel palazzotto dall’elegante e sobria facciata improntata a canoni architettonici veneti: si tratta di casa Bertoli costruita a metà  del XVII secolo quale simbolo di potere della notabile famiglia. Qui visse Gian Domenico (1676-1763), nobile erudito, canonico di Aquileia ed esperto di “anticaglie”, uno dei primi archeologi in regione, che condusse scavi, raccolse, studiò e catalogò migliaia di reperti affiorati dal sottosuolo aquileiese e oggi divenuti nuclei fondamentali del Museo della città. Le sue ricerche furono supportate da una ricchissima biblioteca privata che organizzò proprio nella casa di Mereto e che nel tempo fu, purtroppo, smembrata.

Porta lo stesso cognome, ma a quanto pare non vi è alcun legame di parentela, Concetta Bertoli, fedele laica, detta anche “la crocifissa di Mereto di Tomba” perchè convisse con enormi sofferenze fisiche fra il 1908, anno della sua nascita, e il 1956, anno del decesso. Ultima di dieci figli di una famiglia di umile estrazione contadina, si  ammalò giovinetta, all’età di 16 anni, e affrontò con fede certa e consapevolezza piena la progressione della malattia considerandola un dono del Signore. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa parrocchiale dietro una lapide posta subito a destra rispetto all’ingresso. Per lei, dichiarata venerabile da papa Giovanni Paolo II, è attualmente in corso la causa di beatificazione. Quella che fu la sua casa natale, una dimora semplice che racchiude tutti i segni della sua devozione ed invita i visitatori alla preghiera, è aperta in via SS. Daniele e Agostino ed è visitabile anche con il supporto di guide del posto, foriere di aneddoti e testimonianze dirette (info: sig.ra Agnese 0432 865141; sig.ra Giuliana 0432 865068; sig.ra Rosalena 0432 865556; per organizzare visite di gruppo contattare il sig. Gildo 0432 865535 in orario serale).

Prendendo la direttrice per Pantianicco si costeggia casa Someda de Marco  cui si accede dal bel portale che si affaccia sulla corte interna e che risale al 1714. Qui più nuclei abitativi si stagliano frontalmente nascondendo il brolo retrostante dove antiche mura merlate da poco restaurate delimitano il vasto parco percorso dalla frescura di un laghetto e di un riolo. La casa, risalente al XVIII secolo è in ottimo stato conservativo e ospita tuttora importanti manifestazioni culturali e ricreative (info: Francesca 347/6018378). All’interno, ancora intatto, il patrimonio librario di Pietro Someda de Marco (1891-1970) mantiene le suggestioni dello studiolo dove l’intellettuale dedicò tanto del suo tempo agli studi e alla scrittura di testi storici, teatrali e poetici in marilenghe (info: Angela 330/809330).

Lasciando l’abitato di Mereto e proseguendo verso Pantianicco possiamo fare una deviazione a Tomba dove merita una visita il cuore della frazione, suggestivo borgo rurale con bell’esempio di casa padronale che ricalca nell’impostazione architettonica casa Someda de Marco. Il paese si concentra intorno alla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, edificio settecentesco con annessa cappella ottagonale dove si conservano nelle vele del soffitto affreschi  di Giulio Urbanis della seconda metà del XVI secolo con le figure dei Dottori della Chiesa e della Vergine.

Poco fuori dall’abitato in posizione scenografica, stagliandosi sul verde della campagna, sorge la chiesetta campestre di San Rocco, edificata su resti di epoca romana nel corso del Quattrocento. Subì le invasioni turche sul finire di quel secolo e fu in seguito rimaneggiata. Introdotta da un atrio a capanna dell’inizio dell’Ottocento la semplice aula con pianta rettangolare è coperta da travatura a vista e si presenta spoglia. L’altar maggiore è caratterizzato da una pala d’altare raffigurante la Madonna in trono col Bambino fra  i Santi Rocco e Sebastiano, copia dell’originale opera della scuola di Pomponio Amalteo sottratta negli anni settanta del ‘900.

Giungendo nella frazione di San Marco si può ammirare quello che è stato definito “gioiello d’arte contemporanea”: la chiesa  parrocchiale di San Marco in Friuli, costruita nel 1902 su disegno dell’architetto Girolamo D’Aronco con l’intervento dei maggiori artisti friulani dell’epoca. Raimondo D’Aronco progettò gli altari ornati poi da statue di Luigi De Paoli; gli affreschi sono di Leonardo Rigo e le parti decorative di Giovanni Masutti.

Qui a San Marco gli appassionati di moto potranno ammirare una ricchissima collezione presso il Museo della Moto d’Epoca allestito sopra un’officina meccanica che ha permesso il ripristino di centinaia di modelli italiani per la maggior parte ancora funzionanti (Associazione “Amis das motos di une volte”, via del Monumento ai Caduti n. 29 - tel. 0432 868049, visite su prenotazione).

Le frazioni di Savalons e Plasencis ci parlano di una singolare figura femminile che durante il secondo conflitto si distinse per il suo attivismo fra le fila partigiane tanto che le fu conferita la medaglia d’argento al valor militare. Si tratta di Jole De Cillia (1921-1944) morta a soli 23 anni durante uno scontro con i fascisti. E’ possibile visitare la sua tomba presso il cimitero di Plasencis-Savalons e individuare la sua casa natale a Savalons, sulla quale spicca una lapide commemorativa. Si segnalano, inoltre, la parrocchiale dedicata a San Leonardo con seicentesco altare ligneo e la quattrocentesca chiesetta di San Martino.

Proseguendo verso Pantianicco, all’incrocio per Basiliano, ci si imbatte nel complesso molitorio conosciuto come il Mulino Romano o Mulin di Marchet, opificio ancora in funzione dal 1881, anno in cui fu costruito dal parroco di Mereto, Vincenzo Costantini, su un terreno di proprietà di un certo Giacomo Romano, noto in paese come Marchèt, da qui la doppia nomenclatura con cui è tuttora indicato. Il mulino, edificio dalle imponenti dimensioni, è alimentato da un canale di derivazione del Ledra ed è affiancato da altre strutture rustiche che oggi ospitano un caratteristico punto di ristoro dove assaporare la cucina tipica friulana e assistere a serate culturali durante i mesi estivi.

Abbandonando solo temporaneamente la strada principale del paese per inoltrarsi in campagna incontreremo le bianche strutture murarie della piccola chiesetta campestre di Sant’Antonio Abate che, edificata su antiche testimonianze romane, risale al XV secolo. Al suo interno conserva lacerti di affreschi cinquecenteschi raffiguranti immagini di santi attribuiti a Gaspare Negro (1530 ca.).

In piazza a Pantianicco sorge la parrocchiale dedicata a San Canziano martire, edificio del 1911 di gusto neogotico progettato da Quinto D’Aronco. Una curiosità: uscendo dal paese e deviando dal lungo rettilineo che porta a Sedegliano è possibile imbattersi in un manufatto bellico chiamato il ponte dei tedeschi, ponte sul torrente Corno costruito da truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale.

 

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