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 CASTIONS DI STRADA: PATRIMONIO STORICO ARTISTICO

Nel panorama del Medio Friuli Castions di Strada si distingue per il felice connubio fra elementi naturalistici di indiscusso valore ambientale e testimonianze religiose di pregio artistico.
Il comune ha un estensione territoriale notevole, attraversata da un dedalo di strade a fondo naturale, ideali da percorrere in bicicletta. Confina con ben nove comuni ed è attraversato da storiche strade di età romana divenute fra le più importanti arterie di comunicazione della regione. Punto di passaggio imprescindibile per raggiungere le principali mete turistiche friulane il paese si è dotato di una rete ristorativa rilevante con ben seimila coperti per far fronte alle esigenze delle numerose persone che quotidianamente vi transitano. Su un territorio che annovera una storia antichissima, come si evince dai reperti dell’età del bronzo rinvenuti nella zona a sud-est del centro storico (castelliere), è possibile imbattersi in aree dove la natura è coscientemente preservata a mostrare le reali caratteristiche della zona. Il territorio nella varietà dell’offerta è anche disseminato di segni devozionali ed espressioni religiose di tempi passati: architetture chiesastiche custodiscono cicli ad affresco e opere pittoriche, colonne monumentali svettano all’incrocio delle strade principali, ancone ed icone votive popolano le vie.

Spicca per interesse storico-artistico la chiesa di Santa Maria delle Grazie di fondazione quattrocentesca con affreschi eseguiti nel 1534 dal pittore Gaspare Negro (documentato dal 1503 al 1549). Il ciclo si dispiega lungo le pareti della navata e sull’arco trionfale che introduce al presbiterio secondo un progetto iconografico complesso e ricco di fascino. La parete destra costituisce la parte più integra del ciclo. Su di essa si possono ammirare, sistemati su registri sovrapposti, tre episodi della vita di Santa Maria Maddalena: in alto, la Morte della Vergine, l’Ascensione e la Maddalena in preghiera, al centro, l’Adorazione dei pastori e, in basso, una scena mutila raffigurante una processione.

Su quest’ultimo registro l’artista simulò con la pittura un altare dotato di colonne marmoree e timpano intorno ad una reale nicchia entro cui affrescò, quasi si trattasse della relativa pala, tre figure di santi: Giovanni Battista, Maria Maddalena e Stefano. Le scene sono divise da bellissimi elementi decorativi su fondo dorato: a partire dallo zoccolo del basamento e proseguendo lungo le cornici è un succedersi di fantasiosi ornamenti stilizzati, figure fitomorfe, immaginari animali e testine di cherubini, interrotti solo da riquadri con iscrizioni in caratteri gotici che descrivono i brani dipinti. Anche se la parete di fronte ci restituisce solo parzialmente il programma decorativo eseguito da Gaspare Negro in quel 1534, ci lascia comunque intuire la coerenza dell’intero ciclo. Qui si dispiegano, sempre su tre registri sovrapposti, due episodi della vita di San Biagio e la Lavanda dei piedi. Sull’arco trionfale sono rappresentate la Crocefissione e la Circoncisione mentre negli spazi dell’intradosso cornici ovali ospitano i busti delle sante Caterina d’Alessandria, Margherita, Lucia, Barbara e Agata. L’opera, nel suo insieme, rappresenta una summa della cultura figurativa friulana di inizio Cinquecento dimostrandosi aggiornata sulle soluzioni stilistiche e figurative adottate altrove dai grandi maestri attivi sul territorio regionale. Gaspare Negro è qui all’apice della sua carriera artistica, una carriera iniziata nella Venezia di Giovanni Bellini e proseguita nella “piccola Patria del Friuli”, dove entrò in contatto con l’arte del  Pordenone e di Pellegrino da San Daniele.

La chiesa, che per almeno due secoli fu parrocchiale, ebbe alterne vicende finendo anche sconsacrata tanto che all’inizio del Novecento fu utilizzata come fucina da un fabbro, ma la ferita maggiore la ricevette durante il secondo conflitto mondiale, quando un bombardamento ne squarciò l’aula causando quelle brusche ed irrimediabili interruzioni narrative che caratterizzano oggi il ciclo di affreschi, uno dei più importanti di Gaspare Negro.

Di fondazione quasi sicuramente preromanica è la chiesa di San Martino, in origine, forse, luogo di culto dei longobardi qui stanziati e segno della loro conversione dalla fede ariana a quella cattolica. L’edificio, ad aula unica e di piccole dimensioni, si caratterizza per la svettante torre campanaria impostata sulla facciata. All’interno si leggono ancora due strati successivi di decorazioni ad affresco con figure di apostoli ascrivibili al XII secolo ed angeli del XVII secolo. L’altare centrale, posto al centro di una nicchia semicircolare, è affiancato dall’affresco raffigurante San Niccolò a destra e dall’altare barocco dedicato a San Biagio a sinistra. La statua di San Martino nell’atto di donare il mantello a un povero, che troneggia dietro l’altar maggiore, è una moderna riproduzione realizzata per i fedeli che si sono visti sottrarre più volte l’originale e i rifacimenti successivi.

In posizione centrale rispetto all’abitato di Castions sorge la chiesa di San Giuseppe, che i documenti ci dicono esser stata costruita già nel XV secolo e rimaneggiata in seguito fino al più imponente ampliamento sette-ottocentesco. Sulla facciata si registra un’attenzione chiaroscurale di grande effetto: l’architettura gioca infatti sull’alternarsi cromatico e luministico dei pieni e dei vuoti delle cinque nicchie che ospitano le statue di San Giuseppe, patrono di Castions, e dei quattro evangelisti. All’interno della parrocchiale vale la pena soffermarsi sugli affreschi della cupola, opera di uno dei più grandi maestri locali del XX secolo: il codroipese Renzo Tubaro, recentemente scomparso. Qui Tubaro nel 1954 raffigura alcune tappe fondamentali della storia della Chiesa e del culto mariano come il Concilio di Efeso, la proclamazione del dogma dell’Assunta e del dogma dell’Immacolata Concezione oltre alla figura di San Bernardo. Anche l’arte antica è degnamente rappresentata dalla pala della Madonna del Rosario fra i santi Caterina da Siena e Domenico, testimonianza settecentesca dello stile di Giovan Battista Tosolini, abate ed allievo a Venezia di Pietro Longhi.

Il simbolo di Castions di Strada è sicuramente la cosiddetta colone (46b), una svettante colonna, che la leggenda vuoledi provenienza aquileiese, sulla quale si imposta un baldacchino di gusto barocco a protezione della statua dell’Immacolata Concezione. Fu realizzata come voto per la fine di una delle pestilenze che afflissero il Friuli. Alla base della colonna si legge un’iscrizione latina datata al 1832. La sacra immagine veglia sul principale crocevia del paese secondo un costume devozionale diffuso che si ripete a pochi chilometri di distanza nella vicina frazione di Morsano di Strada, dove l’immagine raffigurata sull’alta colonna è quella di San Pellegrino in tipiche vesti medievali con bastone e bisaccia.

La chiesa di Morsano è dedicata a Santa Maria Maddalena  e custodisce pregevoli testimonianze artistiche fra cui spiccano le vetrate, vibranti di una spiritualità emotiva e genuina, secondo il più tipico linguaggio del loro autore: Arrigo Poz (1929), straordinario interprete del sacro nel panorama dell’arte contemporanea.

Morsano di Strada è noto per essere il sito operativo di un curioso gruppo di artigiani-artisti, Lis Mascaris, che dal 1983 si distinguono per la fervida creatività nella realizzazione di maschere e apparati carnevaleschi noti a livello internazionale, tanto che di recente hanno sfilato addirittura al carnevale di Rio in Brasile.

 

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