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 CAMINO AL TAGLIAMENTO: PATRIMONIO STORICO ARTISTICO

La storia di Camino al Tagliamento non è solo la storia determinata dagli uomini, quella che noi oggi interpretiamo leggendo reperti archeologici o documenti che attestano le brame di potere di signorotti d’età feudale, ma è qualcosa di più: è la storia scandita dalla natura, dagli umori talvolta violenti e comunque ineluttabili del grande fiume che disegna il confine orientale del comune, il Tagliamento. L’altra importante presenza nel territorio è il fiume Varmo che attraversa non solo il centro di Camino, ma gran parte delle piccole frazioni, borghi di indiscusso valore ambientale ed anche architettonico. Infatti, durante il periodo dei patriarchi e poi dei veneziani alcune nobili famiglie friulane, come i Valvason, i Cuccagna, i Savorgnan, i Montegnacco e i Colloredo Mels, furono investiti del feudo di Camino lasciando testimonianze del loro dominio in pregevoli esempi architettonici di ville e palazzi, che ancor oggi donano un tocco di austera nobiltà al territorio.

Provenendo da Codroipo, dopo aver attraversato Iutizzo, l’accoglienza che ci offre il Comune di Camino al Tagliamento è una suggestione paesaggistico-architettonica che non si dimentica facilmente. L’impatto di Villa Colloredo Mels Mainardi Bianchi è decisamente scenografico: il nostro sguardo è invitato ad attraversare il portale dai due obelischi, evidente segnale di potere della famiglia che qui abitò per prima, quindi la corte semicircolare, il ponte levatoio sul fossato antistante la facciata e finalmente possiamo introdurci nell’edificio. La severità del corpo di residenza dalla caratteristica forma cubica è ingentilita dalla finestra tripartita a serliana del piano nobile. Staccati dalla villa vera e propria, posti in asse con questa, sorgono gli edifici rustici, oggi in parte adibiti ad alloggio agrituristico e a spazio per eventi culturali, mentre poco lontano moderne  stalle per cavalli testimoniano l’attività di scuola di equitazione gestita dagli attuali proprietari. Recenti ricerche d’archivio hanno portato a datare il complesso intorno alla metà del Seicento. Qui soggiornarono il poeta Ermes di Colloredo, al quale si fa risalire l’originaria ideazione del parco secondo la moda classica imperante nel XVII secolo, e lo scrittore Ippolito Nievo, che ambientò alcune sue novelle negli scenari campestri della zona. La chiesetta cimiteriale che sorge davanti alla villa è dedicata a San Canziano  e risale al XV secolo. La piccola aula rettangolare presenta soffitto con travatura a vista e abside ribassato a crociera con affreschi raffiguranti gli Evangelisti, attribuiti al venzonese Francesco Zamolo e datati al 1719.

Proseguendo verso Camino al Tagliamento scopriamo un paese suggestivo e ricco di storia, dove possiamo ammirare un intero borgo, sorto lungo la strada che dal centro conduce al Tagliamento, con testimonianze ben conservate di edifici costruiti fra XVI e XIX secolo: è il cosiddetto “Borc dai siôrs” ovvero borgo dei nobili. In questo contesto spicca Palazzo Savorgnan Minciotti di fondazione cinquecentesca, voluto dalla famiglia filo-veneziana dei Savorgnan e per questo chiamato anche “Casa Savorgnana”. All’interno del palazzo, cui si accede da un semplice prospetto con portale rustico in pietra, sono stati recentemente restaurati gli originali fregi e i preziosi pavimenti alla veneziana. Questi dettagli offrono un complesso di pregio a quanti scelgono di soggiornarvi, essendo in parte adibito a Bed and Breakfast. Tutto il territorio comunale è una sorta di “albergo diffuso” che accoglie i turisti con un’ampia offerta di alloggi in ambienti ricercati come queste antiche dimore nobiliari o come le numerose case coloniche restaurate con cura per far vivere agli ospiti esperienze indimenticabili in atmosfere calde ed accoglienti.

Uno sguardo alla chiesa Arcipretale d’Ognissanti  permetterà di scoprire un edificio in stile neoromantico degli anni venti del Novecento. Le pareti interne della navata centrale accolgono le decorazioni murali di Tiburzio Donadon, che qui intervenne fra il 1933 e il 1937. La chiesa custodisce ancora pregevoli manufatti cinquecenteschi provenienti dal precedente edificio cultuale come il fonte battesimale e il portale lapideo del lombardo Giovanni Antonio Pilacorte, probabile autore anche dei bassorilievi raffiguranti la Madonna con Bambino e Santi della cappelletta votiva di via Tagliamento, nota come “la Glesiute”.

Prima di abbandonare il paese merita uno sguardo attento Villa Stroili, costruita in luogo di un antico edificio rurale alla fine dell’Ottocento. La famiglia Stroili, originaria di Gemona e tuttora proprietaria, affidò il progetto all’architetto veneziano Attilio de Luigi. Il palazzo diede ospitalità ad illustri personalità, fra cui si ricorda l’imperatore d’Austria Carlo I d’Asburgo, che vi soggiornò nel 1918 scampando anche ad un attentato. La dimora è oggi circondata da uno splendido giardino, frutto delle amorevoli cure di chi ora abita la villa.

La posizione di villa Stroili all’imboccatura della strada che conduce a Pieve di Rosa invita ad una visita al piccolo ed antichissimo borgo. Qui sorge la chiesa di Santa Maria, fulcro intorno al quale si snoda la vita di questo straordinario abitato dove si respira un’atmosfera d’altri tempi. La Chiesa rappresenta il primo edificio di culto voluto nella zona dai monaci dell’Abbazia di Sesto al Reghena. La fondazione risale al 1182, ma è un secolo più tardi che assunse il titolo di Santa Maria, divenendo sede plebanale e matrice di tutte le chiese dell’area. La chiesa attuale è frutto di ricostruzioni e rimaneggiamenti resisi necessari nel corso dei secoli a causa dei danni subiti durante le piene del Tagliamento. All’interno, dove sono tristemente leggibili i segni dei più recenti passaggi dell’acqua, si segnalano pale d’altare del XVII e XVIII secolo. Nel 1684 l’artista e sacerdote Pietro Petrei realizzò La Trinità e le anime del Purgatorio, ove, al margine inferiore destro, compare il ritratto del pievano Flagotti, artefice di alcuni fra i più importanti interventi sull’edificio. Sant’Antonio con Gesù Bambino e Santa Rosa è opera del venzonese Lucilio Candido e risale al 1676. Degne di nota anche le più tarde tele raffiguranti la Crocefissione e la Madonna con Bambino e Santi, ascrivibili al Settecento.

Da Pieve di Rosa si imbocca la strada che costeggia l’argine del Tagliamento e si giunge a Bugnins, dove ancora si distingue la parte vecchia del borgo – Bugnins Vecjo –,  spazzato più volte dalle piene tilaventine, dalla parte più recente. Qui, nella chiesa di San Lorenzo Martire, la pala d’altare con la Vergine e il Bambino fra i Santi Pietro e Lorenzo, attesta la prolifica attività di Pomponio Amalteo (1508-1588), genero ed erede di uno dei più grandi maestri del Rinascimento italiano, Giovanni Antonio da Pordenone.

Proseguendo verso Straccis, sempre assaporando le atmosfere di borghi rurali immersi nella campagna verdeggiante, è consigliata una visita alla chiesa di Sant’Andrea, recentemente sistemata e caratterizzata da un portico d’ingresso che ci introduce nella piccola aula rettangolare, dove si conserva una pregevole scultura lignea di Bartolomeo dall’Occhio: si tratta della Vergine con Bambino datata al 1506. A Straccis sorge anche Palazzo Luccardi di fondazione cinquecentesca, ma con tracce neogotiche che rivelano interventi effettuati nel corso dell’Ottocento.

Risalendo verso Glaunicco scopriamo i luoghi particolarmente amati da Ippolito Nievo, che ne lasciò pagine descrittive di grande suggestione. Al centro del paese sorge la chiesa di San Tommaso con un singolare campanile a vela, caratterizzato da rampe di scale a vista che conducono alla cella campanaria. Al suo interno va ricordato il trittico in pietra di Carlo da Carona (1480 ca.-1545) con al centro la Vergine in trono nell’atto di allattare Gesù (1530 ca.). Il vero fulcro della frazione di Glaunicco è il mulino, dove è in parte ambientata la novella nieviana “Il Varmo”. Il mulino è posto lungo la strada di collegamento con Camino in un contesto ambientale ricco di fascino con le acque del fiume Varmo ad alimentare la grande pala, attiva per la macinazione dei cereali fino agli anni sessanta del Novecento e oggi attrazione irresistibile per quanti scelgono i sapori tradizionali offerti dal ristorante che qui ha trovato felice collocazione.

Il percorso nel territorio si conclude a San Vidotto, facilmente raggiungibile se da Glaunicco si segue la strada per Camino, si attraversa il centro fino a piazza San Valentino, dove si affacciano il Palazzo Municipale e la Biblioteca, e si procede sempre dritti. A San Vidotto ci richiama la Parrocchiale dedicata ai Santi Vito, Modesto e Crescenzia per la presenza di testimonianze artistiche di pregio come la scultura lignea quattrocentesca raffigurante Sant’Antonio Abate, opera di anonimo artista non ascrivibile al panorama locale e ancora legato a stilemi tardo gotici. Alla fine dell’età rinascimentale risale la pala d’altare della Vergine con Bambino e Santi del sanvitese Giuseppe Moretto (morto nel 1628), mentre il tardo Settecento è il periodo cui vanno ascritti le volute roccocò, i decori e i Santi dell’altar maggiore di Giuseppe Mattiussi. Il viaggio attraverso i secoli, che la chiesa di San Vidotto ci permette di fare, prosegue anche nell’Ottocento con le statue dei Santi Vito e Modesto del pordenonese Antonio Marsure (1807-1855).

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