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Il Parco delle Risorgive

Il parco, che è molto piacevole e suggestivo, è stato cantato da poeti e scrittori, come Amedeo Giacomini, che lo ha definito «stupenda miniera di verde e di fiori» e ha dedicato le sue odi ai fontanili e alle rogge che sgorgano dal cuore naturale di Codroipo, «dai nomi teneramente romanzi»; inoltre i “ghebi”, cioè i canali stretti e sinuosi che caratterizzano la zona del parco, fanno da sfondo a un racconto di Elio Bartolini, “...dove, scomparse sotto la fascia dei magredi, le acque riaffiorano fin troppo esuberanti. Allora qua e là ristagnano, diventano palude, patoc: lande dove sembra camminare su una camera d’aria tanto la terra è impregnata e muschiosa” (Elio Bartolini, Friuli).

Tutte le rogge, ma in particolar modo l’Aghe Real, si presentano densamente coperte di piante acquatiche: spiccano le cinture di Iris pseudoacorus, dalle lunghe foglie lanceolate e dai caratteristici fiori gialli e la copertura quasi continua di Nasturtium officinale e Polygonum hydropiper, accompagnati da Myosotis palustris e Alisma plantago-aquatica. Nelle rogge la corrente distende le lunghe fronde del Ranuncolo d’acqua (Ranunculus aquatilis), mentre dove l’acqua è più ferma si formano tappeti di lenticchia (Lemna trisulca).

Il sentiero all’interno del parco si insinua tra i boschetti riparali che circondano le rogge, dominati dalle caratteristiche associazioni di Ontano nero, Pioppo nero, Pioppo bianco e Salice argenteo, ma non mancano begli esemplari di Farnia e di Roverella nelle aree più asciutte, dove domina il querceto subigrofilo, con la significativa presenza anche dell’Olmo campestre, del Carpino bianco, del Frassino ossifillo e più raramente dell’Acero.
Il percorso è circondato anche da un fitto strato arbustivo, costituito da noccioli, sambuchi, robinie, siepi di Frangola e densissime macchie di rovi. Nella zona che costeggia il canale “Roggia” cresce abbondante la Salcerella (Lythrum salicaria), dai fiori di un bel rosa intenso, mentre nei fossi in cui è maggiore l’umidità fiorisce la Caltha palustris, una ranuncolacea dai fiori gialli di eccezionale bellezza.
D’estate compaiono gli eleganti steli della Valeriana (Valeriana officinalis) e nei prati che talvolta vengono inondati crescono la Cannuccia palustre (Phragmites australis) e la Typha latifolia.

File di pioppi neri formano una estesa boscaglia ripariale lungo l’Aghe Real, costituita anche da salici bianchi e da un denso sottobosco di sanguinelle (Cornus sanguinea). Raggiungendo a piedi le olle sorgive, si nota che qui si sviluppa un’associazione vegetativa specializzata a vivere con le radici e parte del fusto perennemente sommersi: è il caso del Cladium mariscus, un’erba dalle foglie taglienti che si accompagna all’Erba sedanina (Apium graveolens) e al Giunco fiorito. A margine di queste piccole olle nascoste dal Falasco, accompagnato talvolta anche dal giallo dei fiori di Senecio, il parco conserva anche alcuni lembi di torbiera bassa alcalina, costantemente impregnata d’acqua risalita direttamente dalla falda: qui, nelle “marcite” intorno alle olle, si trovano ancora preziose varietà vegetali endemiche (cioè tipiche e limitate ad un ristretto areale), che amano le basse temperature (microterme), come la superba Armeria helodes e l’Erucastrum palustre, eretto ad emblema della zona delle risorgive. Qui inoltre il botanico Livio Poldini nel 1977 ha scoperto una specie nuova per la scienza: il Fiordaliso del Friuli (Centaurea forojuliensis).
Il molinieto, ovvero la fascia più esterna di queste depressioni sorgentifere, ancora umida ma non infrigidita, ospita invece una serie di graminacee, tra le quali spiccano i grossi cespi del Giunco nero (Schoenus nigricans), ma anche la alta spiga della Molinia caerulea. Accanto alle specie che prediligono le zone umide (igrofile) come il Cardo giallastro (Cirsium oleraceum) e la rara Genziana, si affiancano la Piantaggine palustre (Plantago altissima), la Radicchiella dinarica (Crepis froelichiana) e la Parnassia palustris. Il Prat Sierat e il Prat di Sibit sono due begli esempi di prati umidi,abbelliti dalle vistose fioriture del giallo Tarassaco di palude (Taraxacum palustre) e della Primula farinosa, che punteggia di rosa i prati con le sue infiorescenze. I prati asciutti, disposti nelle aree più elevate, conservano una ricca varietà di specie fiorifere tra le più appariscenti, ma anche varietà termofile in grado di sopportare la siccità estiva, come il Crysopogon gryllus e il Bromus erectus, le cui spighe ondeggianti accarezzano i vistosi fiori delle orchidacee Anacamptis pyramidalis e Orchis morio. L’Epipactis palustris, con le sue spighe di fiori a labello striato di rosso, decora ampi tratti del Prat di Sibit, ma la specie forse più rappresentativa è il Gladiolo palustre (Gladiolus palustris) dai fiori rosso-porporini. Il percorso all’interno del parco raggiunge il Prat di Zorat e il Prat di Bert e torna indietro, tra prati, boschetti, olle, rogge, una ricchissima vegetazione di vario tipo e angoli naturali di eccezionale bellezza.

Oltre a questa ricca comunità floristica, spesso disposta concentricamente intorno alle infossature sorgentifere, l’area del parco è straordinariamente ricca anche di specie faunistiche: infatti le acque pulite, fresche e ben ossigenate delle risorgive, i vari tipi di boschi a diversi stadi di maturità, i prati e le torbiere naturali offrono un ampio range di nicchie ecologiche per molte specie animali. Negli ambienti acquatici, per esempio, a seconda della velocità dell’acqua e della composizione del suolo, si insedia una vegetazione diversa, più o meno fitta, creando così una serie di microambienti che offrono rifugio e cibo a specie molto diverse tra loro. Troviamo quindi vari invertebrati, legati alle acque veloci o alle acque lente e ferme, che vivono in mezzo alla ghiaia e sotto i sassi, oppure nel fango o direttamente sulla vegetazione: molti molluschi, crostacei e soprattutto insetti, che sono in grado di colonizzare qualsiasi ambiente acquatico, come le effimere, le cimici d’acqua, i gerridi, che pattinano sul pelo dell’acqua e le libellule, forse le più note rappresentanti della fauna entomologica delle zone umide. Sul fondo delle acque correnti vivono i tricotteri, piccoli insetti che si costruiscono un fodero mobile di granuli di sabbia e ghiaia, ma molto rappresentati sono anche i ditteri e i coleotteri, come il voracissimo Dytiscus. Gli invertebrati, spesso a torto considerati “fauna minore”, sono in realtà componenti essenziali delle complicate catene alimentari esistenti nei biotopi acquatici di risorgiva, che presentano condizioni favorevoli anche per un gran numero di specie ittiche, favorite anch’esse dalla grande varietà di microambienti creati dalla vegetazione acquatica. Nei tratti in cui la corrente è più rapida e l’acqua è più fredda vive e prolifera la Trota marmorata (Salmo trutta marmoratus), talvolta accompagnata dallo Scazzone (Cotus gobio), che ama acquattarsi sul fondale. Ma la specie autoctona simbolo dei fiumi di risorgiva è il Temolo (Thymallus thymallus), un tempo comune nelle acque più profonde e rapide dei corsi maggiori, ma ormai molto ridotto di numero; alcuni tratti fluviali hanno comunque mantenuto integre le loro condizioni qualitative, come dimostra la presenza del Panzarolo (Orsinigobius punctatissimus), specie endemica di Veneto e Friuli, pesciolino amante di acque limpide e correnti, con temperature relativamente costanti. Dove l’acqua ha velocità più ridotta ma è ancora chiara e ben ossigenata vive il Barbo (Barbus plebejus), che ama cibarsi di larve, piccoli crostacei e avannotti. Le acque più lente e i fondi in genere melmosi delle olle rappresentano invece le condizioni ideali per specie come la Tinca (Tinca tinca), pesce dorato sfuggente che si nasconde in mezzo alla fitta vegetazione acquatica, il Cavedano (Leuciscus cephalus), efficace spazzino delle acque stagnanti, la Scardola (Scardinius erythrophthalmus) vegetariana, la Carpa (Cyprinus carpio) e il Luccio (Esox lucius), che per riprodursi è in grado di risalire le piccole rogge sorgive con volume d’acqua ridotto, predilette anche dal novellame.

Anche gli Anfibi popolano numerosi il piccolo universo delle acque di risorgenza: tipici di questo ambiente sono l’Ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), la Rana di Lataste (Rana latastei) e il Tritone crestato (Triturus carnifex); piuttosto frequenti ai margini di siepi e boscaglie sono anche rettili come l’Orbettino (Anguis fragilis), il Saettone (Elaphe longissima) e la Biscia d’acqua dal collare (Natrix natrix), mentre è più raro trovare il Ramarro (Lacerta viridis) e soprattutto la Testuggine palustre (Emys orbicularis). Alcuni assembramenti di canne e di salici arbustivi che fanno da cornice alle sponde delle rogge e agli specchi d’acqua stagnante accolgono poi una nutrita popolazione di uccelli: il Tuffetto (Podiceps ruficollis), che predilige i fiumi a corso lento, sulle rive dei quali poggia il suo nido sopra la vegetazione galleggiante; la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), un timido rallide che fugge e si nasconde alla vista dell’uomo; i Germani reali (Anas platyrhynchos), che sono i più comuni anatidi nidificanti della zona. Il variopinto e inconfondibile Martin pescatore (Alcedo atthis) con un po’ di fortuna può essere osservato mentre si tuffa per catturare il pesce di cui si nutre. I boschetti concedono riparo sia a specie di uccelli migranti che stanziali: fra i primi si può ricordare il Rigogolo, dal caratteristico e suggestivo canto flautato e il Regolo, un passeriforme dai colori vivaci, mentre tra gli stanziali, la più comune e dominante è la Ghiandaia, così chiamata perché si nutre di ghiande che rompe con il robusto becco, ma si annoverano anche il Picchio rosso maggiore (Picoides major), che nidifica all’interno delle cavità degli alberi e il Pendolino (Remiz pendulinus), la cui presenza è evidenziata dal particolare nido a forma di fiasco, appeso ai rami dei salici e dei pioppi. Ben rappresentati sono poi i rapaci diurni: lo Sparviere, che frequenta soprattutto i boschi, la Poiana, regina incontrastata degli spazi aperti, dove volteggia a caccia di rettili e piccoli uccelli e l’Albanella minore (Circus pygargus), che nidifica a terra nelle praterie umide. La zona è frequentata regolarmente da alcune specie di aironi, come l’Airone cinerino (Ardea cinerea) e la Nitticora (Nycticorax nycticorax). Molto comune è anche la Volpe (Vulpes vulpes), che spesso include il parco nelle sue perlustrazioni notturne, ma il mammifero più diffuso rimane la Lepre (Lepus europaeus), anche se negli ultimi anni ha preso molto piede anche il Capriolo, così come tra i roditori lo Scoiattolo, l’Arvicola terrestre (Arvicola terrestris), il Topolino delle risaie (Micromys minutus) dai caratteristici nidi pensili e il Topo selvatico dal dorso striato (Apodemus agrarius), che abita i cespuglietti del sottobosco, dove scava lunghe gallerie sotterranee.

Enorme risulta quindi la valenza naturalistica del Parco delle Risorgive di Codroipo, isola intatta e rifugio di fauna migratoria e stanziale, che altrove non trova più altri ambienti adatti alla sopravvivenza e alla riproduzione.

 

 

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