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Il comprensorio territoriale di Lestizza è incastonato entro i territori di ben sei comuni limitrofi (Pozzuolo del Friuli, Mortegliano, Talmassons, Bertiolo, Codroipo e Basiliano) e si estende nella zona dell’alta pianura friulana, caratterizzata, dal punto di vista pedologico, da ghiaie permeabili di origine alluvionale coperte da uno strato di terra con uno spessore compreso tra i 40 ed i 70 cm.
Queste caratteristiche del suolo hanno permesso lo sviluppo di un’economia basata principalmente sull’agricoltura, solo dopo una serie di interventi che hanno garantito una certa resa del terreno.
Infatti il riordino fondiario e la canalizzazione artificiale hanno trasformato gradualmente il paesaggio e le aride praterie dominate dalle graminacee e punteggiate di radi arbusti si sono trasformate in campi coltivati, resi via via più ricchi di sostanza organica e quindi più fertili proprio dall’uso agrario.
Le caratteristiche dei cosiddetti magredi ritornano evidenti solo al momento dell’aratura, quando l’aspetto del suolo testimonia la sua povertà di nutrienti.

Poche tracce sono ormai rimaste dei prati stabili di un tempo, sostituiti con i prati avvicendati, ossia con quelle colture che assieme al mais, al frumento e alla soia costituiscono una fase delle tipiche rotazioni agrarie; quindi le specie vegetali spontanee caratteristiche di questa zona si possono rinvenire su qualche capezzagna di terreno incolto o sulle rive dei fossati al limite dell’arativo. Le ampie distese dei campi coltivati sono spesso separate da ampi filari di alberi e arbusti, che talvolta creano piccole macchie boschive e ombreggiano il percorso lungo le strade.

Infatti lungo numerose piacevoli stradine è possibile, magari in bicicletta, compiere facili e piacevoli percorsi che collegano una frazione all’altra: ad esempio a Santa Maria di Sclaunicco basta seguire le indicazioni degli itinerari cicloturistici per entrare tra le case del paese e raggiungere il centro di Lestizza attraverso una strada sterrata che si insinua prima tra gli orti, poi tra i campi di mais e di viti, attraversa guadi e accompagna piccoli fossati. Proseguendo il percorso verso Galleriano, quindi Nespoledo e Villacaccia è possibile avvistare alcuni uccelli che nidificano nelle distese dei campi o, più facilmente, i rapaci che, come il Gheppio, cacciano usando la tecnica chiamata “a spirito santo”, cioè si librano nell’aria sbattendo le ali mentre osservano dall’alto alla ricerca di una preda.

Nella campagna tra Galleriano e Nespoledo si estende un’area molto interessante dal punto di vista culturale, la località denominata Las Rivas per la presenza di alcuni rilievi del terreno, che una volta venivano considerati le tracce di un Campo romano. La località, facilmente raggiungibile attraverso un’ampia strada sterrata, in realtà rivela la presenza di un ampio castelliere di pianura del tipo a terrapieno, risalente a più di 3000 anni or sono.
Gli studi più recenti, infatti, fanno risalire tale castelliere all’età del Bronzo Recente, quando i Veneti stanziati in questa zona vi costruirono il loro villaggio fortificandolo con gli aggeri e le palizzate soprastanti; l’eccezionale ampiezza di queste rive, di quasi sessantamila metri quadrati, rivela che si trattava di un’opera poderosa che aveva lo scopo di difendere la popolazione insediata al suo interno.
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Ma l’aspetto interessante dal punto di vista naturalistico è che essi scelsero proprio questo luogo per costruire l’accampamento perché qui anticamente scorrevano le acque della Lavia Peraria, il cui alveo faceva da limite naturale al villaggio e permetteva un rifornimento costante di acqua. Le lavie sono corsi d’acqua effimeri e di piccole dimensioni disposti a raggiera, capaci di gonfiarsi d’acqua dopo piogge intense e prolungate e scorrere precipitosamente verso valle per poi disperdersi in tanti piccoli solchi che normalmente sono solo piccoli sentieri di campagna e infine esaurirsi laddove cessa la pendenza del terreno.

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La lavia più nota è proprio la Peraria, che ha origine nelle bassure in prossimità di Fagagna e scende verso valle dapprima entro un suo letto e poi su tratti incavati nel terreno: un tempo, quando aveva un regime più costante, passava accanto ai paesi di San Marco e Blessano, proseguiva quindi tra Variano e Vissandone, per poi sfiorare Nespoledo (S. Antonio) e arrivare infine nei pressi di Galleriano. Il fiumicello, che aveva un discreto dislivello e una lunghezza di circa 16 chilometri, mutava più volte il proprio nome, da “Anfora” nel tratto iniziale, a “Ruatto” poco più a valle, a “Marina” tra Plasencis e San Marco e infine a “Lavia di Galleriano” presso l’omonimo castelliere, dove, a giudicare dalle tracce che ha lasciato, poteva avere una larghezza di circa 6 metri e un’altezza di 1,20 metri circa. È possibile che l’insediamento sia stato abbandonato proprio a causa del prosciugamento di questa lavia, in un periodo che però è difficile da stabilire con precisione.

 

 

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