Codroipo Cuore Live del Medio Friuli

Sito del Turismo del Medio Friuli: conoscere, capire e gustare il Medio Friuli

Associazione Intercomunale dei Comuni del Medio Friuli: Basiliano, Bertiolo, Camino al Tagliamento,

utility

Cerca

Scegli la lingua

Lingua italiana Lingua inglese Lingua tedesca

Il comune di Camino si trova sulla sponda sinistra del Tagliamento, al limite inferiore della Media Pianura Friulana in corrispondenza della “linea delle Risorgive”; confina a nord e ad est col comune di Codroipo, a sud con Varmo e ad ovest con San Vito al Tagliamento. Il suo territorio è piuttosto marginale rispetto ai grandi flussi di traffico e l’unico collegamento rilevante con le aree circostanti è costituito dalla Strada Provinciale del Varmo. Visitare le sue frazioni (San Vidotto, Glaunicco, Gorizzo, Pieve di Rosa, Bugnins e Straccis) permette di immergersi nel Friuli più autentico, caratterizzato da lunghi filari di alberi e suggestivi corsi d’acqua, borghi storici, casali rustici, mulini e sontuose ville; il suo territorio, infatti, conserva ancora elementi di paesaggio ottocentesco e notevoli testimonianze del passato, che possono diventare occasione di piacevoli scoperte.

 

Queste zone sono state a lungo frequentate da Ippolito Nievo, attirato dalla presenza qui di amici e parenti, ma soprattutto dalla quiete di questi luoghi e dalla bellezza dei paesaggi: nella novella “Il Varmo” e nel romanzo “Le Confessioni di un Italiano” lo scrittore rivolge la sua attenzione specialmente alle acque che, molto abbondanti, animano il silenzio e l’immobilità della campagna. Nella novella, ambientata nei due mulini di Glaunicco e di Gradiscutta, Nievo descrive il greto ghiaioso del Tagliamento all’altezza di Pieve di Rosa:

“...quel lucido orizzonte che fugge all’occhio per mille tinte diverse sulle sponde del Tagliamento, quando il sole imporporando il proprio letto cambia in tremulo argento i molti fili d’acqua scorrente come rete per le vaste ghiaie del torrente...”.

Pieve di Rosa è un piccolo nucleo abitato, situato al bivio tra le due ex strade romane Crescenzia e Flaminia, probabilmente in corrispondenza dell’antico sdoppiamento del corso del Tagliamento nei due rami (Maius e Minus): questo piccolo borgo è stato più volte distrutto dalle alluvioni del grande fiume prima di essere spostato sulla sponda opposta, più protetta e sicura. Adiacente al fiume e in mezzo a numerose piccole rogge si sviluppa anche il borgo rurale di Bugnins, anch’esso soggetto nel tempo a numerose trasformazioni causate dalle ripetute alluvioni: oggi possiamo distinguere Bugnins Nuovo, che si trova lungo la strada che da Camino raggiunge Belgrado ed è formato da una serie di edifici ubicati sul lato ovest della roggia, e Bugnins Vecchio, caratterizzato da un nucleo isolato, con poche case a ridosso dell’argine del fiume Tagliamento. data-cke-saved-src=/www.codroipocuorelivemediofriuli.com/ckeditor-ckfinder-integration/uploads/images/pieve.png

In generale la storia di Camino è stata inevitabilmente condizionata dalle vicende, talvolta purtroppo distruttive, del grande fiume, che disegna il confine orientale del suo comune e rappresenta l’elemento principale della morfologia del territorio.

Allontanandosi di poco da questi centri abitati è facile entrare nell’area compresa entro gli argini del Tagliamento, dove si attraversano prati fioriti o più spesso grandi estensioni di campi coltivati, disposti in ordine geometrico e talvolta separati da filari di alberi e siepi campestri, che rendono il paesaggio agrario particolarmente piacevole. Lungo stradine sterrate o sentieri di campagna si entra nel bosco golenale, dove il popolamento vegetale spontaneo risulta ricco e vario grazie a numerose specie igrofile, che si adattano alla colonizzazione delle ghiaie (glareofite) e svolgono un’importante azione protettiva nei confronti dell’erosione delle sponde.
In particolare specie pioniere, come il Salice ripaiolo e il Salice rosso, hanno una certa attitudine a trattenere le ghiaie e a consolidare i suoli grazie allo sviluppo del loro apparato radicale; accanto ai salici tipici dei popolamenti di greto convivono alberi e arbusti che a monte occupano le pendici dei rilievi, come il Carpino nero e l’Orniello, o specie tipiche delle rive dei torrenti e dei fiumi, come l’Ontano bianco, l’Olivello spinoso, il Pioppo nero e l’Amorpha fruticosa, arbusto originario del Nord America che ormai colonizza vaste aree del nostro territorio.
Raggiunto il greto sassoso si scopre che, in condizioni climatiche ottimali, esso è percorso solo da alcuni rami del fiume, che al contrario si trasformano in una impetuosa distesa d’acqua se la pioggia cade abbondante.
La maggior parte dell’acqua, infatti, di solito scorre nel sub-alveo, pochi metri sotto le ghiaie, per poi emergere poco più a valle; sono comunque evidenti i segni dell’azione di terrazzamento delle acque dovuti alle forti oscillazioni di portata. La diversa distribuzione degli accumuli di ghiaia e sabbia isola qualche pozza d’acqua alimentata oltre che dalle piene anche dai primi affioramenti di risorgiva: si vengono così a formare alcuni microambienti più umidi in cui i depositi sabbiosi sostituiscono gradualmente le ghiaie e iniziano a formare terreni più fertili, talvolta colonizzati da un fitto manto erbaceo. Altre piante occupano i banchi ciottolosi posti sopra il livello dell’acqua e sono in grado di sopportare una temporanea sommersione del suolo e l’azione meccanica della corrente.

data-cke-saved-src=/www.codroipocuorelivemediofriuli.com/ckeditor-ckfinder-integration/uploads/images/buddeja.png

Quindi l’ambiente di greto, di solito arido e monotono, in primavera o in estate si può colorare di fioriture vivaci, come quelle violette della Buddleja davidii, tanto gradite alle farfalle, o quelle di specie tipiche della flora di montagna, come la Vedovina strisciante (Scabiosa graminifolia), migrata per effetto del trasporto delle acque dagli ambienti detritici delle quote superiori. Elementi in grado di tollerare situazioni alterne di aridità superficiale del suolo e di forte imbibizione durante i periodi piovosi sono il Giunco nero (Schoenus nigricans) e la Canna del Po (Erianthus ravennae); inoltre condizioni di saturazione idrica possono creare habitat favorevoli alla presenza di orchidee spontanee, che vegetano facilmente su suoli poveri di nutrienti. Tuttavia l’azione costruttrice ed erosiva delle acque si oppone all’insediamento duraturo delle piante e all’instaurarsi delle loro aggregazioni sulle ghiaie mobili entro l’alveo del fiume: quindi sulle distese ciottolose (che nella parlata friulana vengono indicate con il nome di “gravis”) si distribuisce uno strato vegetale discontinuo e le specie che resistono sono soggette a uno sviluppo ciclico in dipendenza del ripetersi dell’azione distruttiva delle correnti fluviali. L’alveo del Tagliamento occupa la parte occidentale del comune, ma condiziona indirettamente anche il resto del territorio, costituito da terreni porosi interessati dal fenomeno delle risorgive: la ricchezza dei corsi d’acqua, infatti, si può considerare la principale caratteristica di Camino.

Nelle aree sorgentifere si sviluppa un popolamento vegetale molto particolare: le cavità non molto profonde ospitano, nei punti dove l’emergenza della falda è meno intensa, la vegetazione semisommersa del “cladieto”, una associazione vegetale che prende nome dalla specie principale, il Cladium mariscus, vistosa elofita che emerge dall’acqua con alti fusti fioriferi.
Dai “fontanai” e dalle conche di risorgenza prendono origine alcuni piccoli corsi d’acqua, come la roggia di Gorizzo, la roggia di Bugnins e la roggia Marzia, che poi confluiscono nel corso di risorgiva più importante, il Varmo. Questo fiume, che era tanto caro a Ippolito Nievo, attraversa non solo il centro di Camino, ma gran parte delle piccole frazioni, dove offre scorci suggestivi e interessanti osservazioni ambientali.

L’area sorgentizia è tradizionalmente situata poco a nord dell’abitato di San Vidotto, ma il primo tratto del fiume corre entro un alveo molto ristretto ed è spesso asciutto: infatti il Varmo giunge a Camino con poca acqua e prende corpo, alimentato da altre risorgenze, solo in prossimità di Glaunicco, dove si sdoppia in due brevi rami che rientrano poi in un unico letto. Poco a sud riceve gli apporti determinanti dei suoi affluenti e assume una portata più consistente, prima di proseguire nel territorio del comune di Varmo.
Seguendo il corso del fiume, si attraversano luoghi interessati da speciali coltivazioni umide e isolotti fluviali ormai pressoché selvaggi. Nelle sue acque stagnanti si sviluppano numerose idrofite sommerse, come la lingua d’acqua (Potamogeton natans), il millefoglio d’acqua (Myriophyllum spicatum) e il ranuncolo d’acqua (Ranunculus trichophyllus); i canneti talvolta invadono le cavità dei canali di piccole dimensioni, altre volte si dispongono lungo le sponde, segnalando anche a distanza la presenza dell’acqua.

In alcuni tratti il Varmo scorre a livello della campagna circostante, in altri è più o meno profondamente incassato nel terreno; lungo il suo corso si conservano tracce dei tempi passati, come i lavatoi di legno a Camino, che ricordano i gesti di una dura vita quotidiana o la latteria di Bugnins, un tempo attiva grazie alla ruota azionata dalle acque della roggia.

data-cke-saved-src=/www.codroipocuorelivemediofriuli.com/ckeditor-ckfinder-integration/uploads/images/glaunicco.png

La forza dell’acqua sgorgata poco a monte di Camino era sufficiente a garantire il funzionamento del pittoresco mulino di Glaunicco, che sfruttava un piccolo salto di quota per alimentare la grande pala per la macinazione dei cereali, rimasta attiva fino agli anni sessanta: reso famoso dalla descrizione di Nievo, oggi è stato trasformato in un grazioso ristorante inserito in un contesto ambientale di grande fascino, ma la sua struttura edilizia ricorda ancora quel complesso di laboratori, depositi e residenze che fecero da scena alle vicende della novella neviana.
Lo scrittore si dedicava a lunghe passeggiate nei dintorni del fiume Varmo, come sappiamo da diverse sue lettere, e molti degli aspetti e degli ambiti da lui descritti sono ancora ripercorribili e riconoscibili almeno nei loro tratti essenziali: quel ponticello che, come dice Nievo, crollava spesso sotto l’impeto del fiume, si trova lungo la via che conduce verso Gradiscutta; invece il “bel luogo” in cui vanno a giocare, ammaliati dalla magia della natura, i due bimbi del mulino di Glaunicco, è probabilmente situato presso la confluenza della roggia Marzia, dove si trova un ambito naturale di notevole fascino. Ma Ippolito Nievo era anche attratto dalle ville aristocratiche e aveva soggiornato a Gorizzo, in un complesso di notevole rilievo storico ed artistico, che è la Villa Colloredo–Mels, dove era stato ospite di Elisabetta di Colloredo, sorella della nonna materna. Anche il poeta friulano Ermes di Colloredo (1622- 1692), uno degli antenati di Nievo in linea materna, era particolarmente affezionato a questa dimora, e ha lasciato dei versi pieni di ammirazione per la bellezza del parco che si estende dietro la villa.

Un’altra residenza che vanta un ricco parco formato da alberi secolari è Villa Stroili, costruita nel luogo in cui sorgeva un antico edificio rurale alla fine dell’Ottocento: nel parco si trovano numerose essenze arboree, alcune delle quali di notevole valore, come una quercia più che centenaria, un vecchio leccio e un faggio pendulo. Tra le tante attrazioni naturalistiche di questo territorio, in Via Bugnins a Camino, nei pressi di una casa colonica, si può osservare un grande Bagolaro (Celtis australis) dal fusto profondamente inciso e dalla chioma globosa e regolare, che è uno degli alberi più grandi della zona, con la sua circonferenza di più di 4 metri e la sua altezza di 16 metri. Questa bella pianta, che ha sicuramente più di 100 anni di età, ha potuto esprimere al massimo il suo potenziale di crescita e raggiungere le sue enormi dimensioni poiché si è sviluppata su un terreno profondo, fertile e ben drenato; esso è inoltre affiancato da uno splendido Gingko biloba, albero dalle origini antichissime e dalle mille peculiarità.

data-cke-saved-src=/www.codroipocuorelivemediofriuli.com/ckeditor-ckfinder-integration/uploads/images/villa%20colloredo.png data-cke-saved-src=/www.codroipocuorelivemediofriuli.com/ckeditor-ckfinder-integration/uploads/images/villa%20stroili.png

Il territorio di Camino al Tagliamento si presenta, quindi, molto ricco e vario dal punto di vista naturalistico, essendo caratterizzato da specie rare ed endemiche e da tanti diversi tipi di vegetazione, da quella del greto, a quelle delle golene, delle siepi campestri, delle acque stagnanti, delle rive, delle aree di risorgiva e dei grandi parchi. La conservazione di questi ambienti e della loro biodiversità è molto importante per consentire una maggiore stabilità nel tempo a questi preziosi ecosistemi naturali, ma può indurre benefici effetti anche sulle produzioni agricole, garantendo migliori difese naturali contro la diffusione dei parassiti.

 

Visita anche le sezioni ambiente dei comuni di:

 

Oppure: