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Basiliano, comune situato a soli 12 chilometri a ovest di Udine, ospita una comunità di oltre 5.000 abitanti, insediata su una superficie di 43 chilometri quadrati, caratterizzata da una forte e radicata identità contadina, ma avviata verso un più ampio sviluppo industriale e residenziale. Basagliapenta, Villaorba, Vissandone, Variano, Blessano e Orgnano, i sei piccoli borghi che, insieme al capoluogo, danno vita al comune, che è uno dei più vasti della media pianura friulana, sono legati l’uno all’altro da sinuose stradine circondate dalla terra rossastra e ghiaiosa, caratteristica dei terreni della zona. Trovandosi infatti al di sopra della linea delle risorgive, Basiliano risulta povero di corsi d’acqua e costituito da un terreno prevalentemente ghiaioso e permeabile, che presenta le caratteristiche dei “magredi” e che necessita di una rete idrica artificiale per garantire l’ampia distesa di campi coltivati a mais e frumento che copre buona parte del suo territorio. In auto o, meglio, in bicicletta, è agevole fare il giro delle frazioni: partendo da Basagliapenta, che si trova sulla strada statale 13, si oltrepassa la linea ferroviaria che collega Pordenone e Udine e si raggiunge velocemente Villaorba, da cui, attraversando Vissandone, si può arrivare a Variano.
Qui si notano singolari formazioni alluvionali con terrazzi risalenti all’ultima glaciazione che degradano dolcemente nella pianura circostante, fra terreni coltivati e aree di interesse naturalistico come i prati stabili. Passando, in alternativa, per la strada che da Pantianicco conduce a Blessano, nella propaggine settentrionale del territorio di Basiliano, si possono osservare i resti di una villa rustica costruita al centro di uno tra i più vasti insediamenti romani della zona; qui si trovano alcuni ettari di prati stabili, caratteristici di quest’area del Friuli e compresi tra i pochi residui dei paesaggi di un tempo.


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Questi prati erano infatti ampiamente diffusi e rappresentati nelle carte di fine Ottocento, quando le zone più fertili erano occupate da boschi misti, ma la vegetazione erbacea ricopriva ampiamente i terreni alluvionali più recenti. Essi sono chiamati “magri” per le condizioni di aridità determinate dall’elevata permeabilità del terreno e sono sede di interessanti rarità botaniche. Tra queste possiamo distinguere: specie orientali, cioè introdotte a seguito di scambi commerciali con i paesi dell’Europa orientale, come la Campanula siberiana (Campanula sibirica); specie alpine, giunte a colonizzare la pianura attraverso veicoli fluviali, come il cespuglio erboso della Gipsophila repens o il delicato Garofano di bosco (Dianthus monspessulanus); infine varietà floristiche proprie del luogo, le cosiddette specie endemiche, che rappresentano una preziosa memoria storica dell’ambiente naturale, come la Centaurea dichroantha, nota come il fiordaliso giallo dei magredi friulani o la Cresta di gallo (Rhinanthus freynii), localizzata esclusivamente nel territorio del Triveneto. Le specie prative più appariscenti, ma divenute ormai molto rare, sono senz’altro le orchidee, splendide nelle loro forme e nei loro vividi colori, come il Giglio caprino (Orchis morio) e l’Anacamptis pyramidalis. Ospiti frequenti dei prati falciati sono invece il Millefoglio (Achillea millefolium) il Paleino (Anthoxanthum odoratum) dal caratteristico profumo di fieno tagliato, la tagliente Erba mazzolina (Dactylis glomerata), l’Erba bambagiola (Holcus lanatus), una graminacea dal lieve sapore zuccherino, l’Erba galletta (Lathyrus pratensis), la Ginestrina (Lotus corniculatus), ottimo foraggio e la comune Erba medica (Medicago sativa).
 

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All’ombra dei filari d’alberi e arbusti che accompagnano i fossati o in prossimità di piccole macchie boschive cresce il Ginocchietto (Polygonatum multiflorum);mentre una delle più caratteristiche erbe del prato è il Calcatreppolo (Eryngium amethystinum);che si serve delle sue spine per tenere lontani le lepri ed eventuali altri erbivori. Ma sono gli uccelli rapaci i veri padroni di questi spazi aperti: soprattutto la poiana e il gheppio hanno scelto i prati stabili come loro terreno di caccia. Anche altri uccelli popolano i magredi rimasti allo stato naturale (l’Allodola, l’Occhione, lo Strizzolo,lo Stiaccino, la Cutrettola,la Sterpazzola, il Succiacapre, il Culbianco) e nidificano nelle distese dei campi, ma purtroppo le moderne pratiche agricole hanno molto impoverito queste specie di avifauna prativa.Sulle alture di Variano sorge la chiesetta di San Leonardo, che può rappresentare il punto di partenza di un secondo itinerario, che da qui raggiunge altre suggestive chiesette campestri, immerse tra i campi coltivati e che, pur essendo a pochissima distanza dalle strade principali di comunicazione, sembrano immerse nel silenzio e in una affascinante atmosfera naturale. Poco fuori dall’abitato di Orgnano e facilmente raggiungibile anche dalla strada statale si trova la chiesetta di San Pietro, piccolo edificio di colore bianco candido, che spicca all’improvviso tra il verde del circostante paesaggio. Da qui attraverso strade di campo immerse tra le siepi e costeggianti prima delle serre coltivate e poi numerosi campi di mais e di frumento, si può raggiungere la chiesetta di San Marco, anch’essa immersa nella quiete della campagna, circondata dalle viti e da grandi alberi che conducono verso il suo ingresso.
 

Il raccoglimento di queste chiese campestri e la vastità del paesaggio coltivato che le circonda ricordano uno stile di vita dalle radici antiche. Anche nel paese di Orgnano si sono conservati i caratteri architettonici delle epoche passate, valorizzati dai recenti restauri, che hanno messo in luce ancor di più l’atmosfera senza tempo di questo borgo rurale tra i più caratteristici del territorio perché ancora ricco di legami con la tradizione contadina. Qui le abitazioni si susseguono compatte, affacciandosi da un lato sulla strada e dall’altro sui campi e assumendo la duplice funzione di dimora e di azienda agricola; dietro ai caratteristici portoni, si nascondono splendide corti rurali, esempi di un’architettura spontanea che si è mantenuta intatta per secoli.
Qui, tra gli orti, le vigne ed estesi roseti che inebriano la vista e l’olfatto, inizia lo spazio delle attività agricole che si realizzano poi soprattutto nei campi, su una superficie coltivata di circa 3.300 ettari.

 

 

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