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Il Comune di Codroipo è il centro più grande e più popolato del Medio Friuli. Sorto all’incrocio di importanti strade romane come Quadruvium, punto strategico di passaggio e di intensi commerci, ha saputo mantenere la sua antica vocazione emporiale, che lo caratterizza tuttora nel ruolo di richiamo per l’intero territorio circostante.

L’abbondanza d’acqua della zona determinò il sorgere, in epoca antichissima, di numerosi mulini ubicati proprio ai margini dell’attuale Parco delle Risorgive e allineati lungo quella che ancor oggi è la strada dei molini. Ma dei mulini di un tempo, se ne contavano più di venti alla fine dell’Ottocento, rimangono poche e suggestive tracce. Ne sono testimonianza il Mulino di Bose con annessa cappella votiva e il Mulino di Bert, l’unico ad essere ancora operativo.
Risale al 1450 ed è alimentato dalla roggia Sant’Odorico, canale artificiale di età medievale. L’opificio, collocato all’interno di un complesso rurale articolato, utilizza macchinari originali dell’ultimo trentennio del XIX secolo per la lavorazione dei cereali di agricoltura biologica. Qui è possibile assistere anche alla battitura dello stoccafisso alla pietra, attività che solo il Mulino di Bert realizza su tutto il territorio nazionale (Info: Codroipo, via Molini n. 70; tel. 0432 906143 - fax 0432 906658).

Per chi ama esplorare il territorio su due ruote, Codroipo offre una rete ciclabile di oltre 50 km che collega comodamente e in assoluta sicurezza tutti i punti di interesse del territorio. Ad esempio, percorrendo fino in fondo la strada dei molini è possibile imboccare un tratto di pista ciclabile che conduce alla più audace presenza architettonica di tutto il territorio regionale: Villa Manin di Passariano.

Le candide strutture della residenza si stagliano sul verde della campagna circostante creando scenografici effetti che riportano all’epoca degli splendori della Serenissima, ma nonostante ciò Villa Manin rappresenta anche il simbolo della fine della civiltà veneta e della sua secolare autonomia. Infatti, fu qui che Napoleone firmò nel 1797 il trattato di Campoformido decretando la cessione di Venezia all’Austria. Fu qui che visse l’ultimo doge, Ludovico Manin, discendente di una famiglia d’origine toscana che in Friuli compì una straordinaria ascesa fino all’aggregazione alla nobiltà veneziana nel 1651. Dopo tale data, infatti, presero inizio i lavori di costruzione della villa a siglare, con un progetto ambiziosissimo, la fortuna della famiglia. Il linguaggio scelto è quello simbolico: le dimensioni della residenza, definita da Napoleone eccessiva persino per un re, e la ricchezza della decorazione scultorea nelle pertinenze esterne e negli interni sono portatori di chiari messaggi autocelebrativi. Alla villa si accede attraversando la barchessa orientale che conduce al salone affrescato fra il 1708 e il 1710 dal francese Ludovico Dorigny con aerei soggetti allegorici.

 

Il cuore dell’edificio è costituito dal grande salone centrale, luminosissimo nel suo aprirsi all’altezza di ben tre piani e contemporaneamente al parco retrostante. Segue un’infilata di stanze decorate a stucco o affrescate con illusionistici trompe-l’oeil, per poi salire al piano nobile con il naso all’insù incuriositi dai rustici soggetti mitologici che occupano la volta delle scale. Il percorso di visita ci porta quindi agli ambienti della barchessa per scoprire una ricca collezione di armi e di carrozze prima di entrare nella sacrestia che conduce alla cappella gentilizia. In sacrestia, ambiente un tempo riservato solo ai nobili, dominano i capolavori scultorei di Giuseppe Torretti e le ante lignee dipinte da Francesco Fontebasso. Qui è anche visibile un’esposizione permanente di arredi e suppellettili ecclesiastiche di grande raffinatezza e pregio. La cappella è decorata dagli stucchi della scuola di Abbondio Stazio che si dispiegano sulle pareti intorno agli altari del Torretti. L’altar maggiore è dedicato alla Vergine e ai Santi Andrea e Ludovico, nome legato alla primogenitura di casa Manin. Una visita a Villa Manin non può definirsi tale senza una passeggiata lungo i viali del parco fra piante secolari, laghetti e alture popolate da presenze scultoree di soggetto mitologico.

Il contesto della settecentesca villa ospita eventi culturali di grande richiamo: dai concerti estivi sotto le stelle, alle mostre d’arte moderna e contemporanea, dalle iniziative di carattere sportivo ai mercatini dell’antiquariato, dai festival enogastronomici e folkloristici all’intensa attività convegnistica. Il tutto con un occhio attento a ciò che succede a livello internazionale senza mai trascurare, però, la vitalità di una regione di confine come la nostra.
Villa Manin rappresenta il cuore del territorio comunale e da qui si possono scegliere diversi percorsi anche di carattere tematico.

Volendo proseguire alla scoperta delle ville venete presenti in zona basterà imboccare il tratto dello stradone che prende avvio di fronte alla residenza, fra le due torri dell’esedra. Alla fine del lungo rettilineo si seguono le indicazioni per San Martino, dove si giunge facilmente grazie ad un sicuro tratto di pista ciclabile. Nel piccolo borgo di San Martino sorge Villa Kechler.
Due massicci pilastri in bugnato, sormontati da statue settecentesche, ci introducono alla residenza del tardo XVI secolo. Un tempo appartenuta alla famiglia Manin, dall’inizio del ‘900 è curata dai nobili di origine tedesca che ancora la abitano. Superato il cancello d’ingresso un lungo viale ci permette di attraversare la corte a giardino delimitata ai lati dalle lunghe barchesse e frontalmente dalla facciata della villa, caratterizzata da una calda colorazione rossastra. Il corpo centrale cubico è affiancato da più basse ali laterali. Una rapida sequenza di tre finestre ad arco segnalano il salone centrale al piano nobile. Sul retro della villa si estende un parco chiuso da cinta muraria.

Negli spazi della barchessa di ponente, adibita a filanda nel corso dell’Ottocento e recentemente restaurata, è ospitato il Museo Civico delle Carrozze d’Epoca, collezione appartenuta un tempo all’avvocato Antonio Lauda e acquistata dall’amministrazione comunale nel 1997.

 

Proseguiamo verso Muscletto dove, all’estrema propaggine orientale, è situata Villa Colloredo Mels, nata al centro di una vasta proprietà terriera allo scopo di presidiarla. Preceduta da un cortile d’onore, chiuso fra i fabbricati rustici e una cancellata dal profilo perimetrale curvilineo, secondo il gusto barocco, la casa padronale si presenta con elementi architettonici di grande semplicità e due possenti torri a delimitarne la facciata. Davanti al basso portale d’accesso, caratterizzato da cornice a bugnato rustico, un pozzo occupa il centro della corte. Sul retro si estende il parco con piante secolari e la peschiera scavata dalle truppe di Napoleone. La residenza, rimaneggiata a più riprese, assunse l’aspetto attuale nel corso del XVIII secolo.

Sempre nell’ottica di seguire dei percorsi tematici, Codroipo offre la possibilità di andare alla scoperta di borghi, chiese e icone votive in un’atmosfera tranquilla e di grande fascino.

Partiamo dalla frazione di Rivolto, molto facile da raggiungere partendo sempre da Villa Manin. Qui la parrocchiale di San Michele Arcangelo, dall’imponente facciata in stile neoclassico, sorge al centro dell’antica cortina difensiva del paese. Proseguendo verso i margini meridionali di Rivolto in via Zompicchia troviamo la piccola chiesetta votiva di Santa Cecilia, vero gioiello di fondazione rinascimentale poi rimaneggiato a più riprese. All’interno, sulla volta dell’abside, si conserva un ciclo d’affreschi  attribuito ad Antonio da Firenze e databile agli anni novanta del Quattrocento. Entro comparti decorativi a vela vi sono raffigurati gli evangelisti fra angeli musicanti e teste di cherubini dalla gamma cromatica giocata su toni bruni e terrosi. In origine il ciclo proseguiva sulle pareti laterali come si evince dai lacerti riemersi nel corso del tempo.

Proseguendo in direzione Codroipo si può giungere fino in centro sempre su comode piste ciclabili. Sulla piazza, vocata alle attività commerciali, si affaccia il duomo dedicato a Santa Maria Maggiore, dove, fra pregevoli esempi di altaristica marmorea sette-ottocentesca, spicca il manufatto firmato da Andrea Scala (1825-1892) nel 1850 per dare degna collocazione al cosiddetto Cristo Nero, un imponente crocifisso in legno dipinto di nero attribuito ad Alessandro Vittoria (1524-1608). L’altar maggiore è caratterizzato dalle monumentali statue in marmo di Carrara dei Santi Pietro e Leonardo, opera del maestro vicentino Angelo Marinali (1654-1702) che le realizzò intorno al 1700 per la scuola di Santa Maria della Carità di Venezia. Ai lati, al di sopra degli stalli lignei, i dipinti con la Resurrezione di Cristo e l’Orazione di Gesù nell’orto portano la firma del bellunese Giovanni de Min (1786-1859), mentre l’Assunta della lunetta al sommo dell’area presbiteriale è un affresco dell’artista codroipese Renzo Tubaro (1925-2002).


 Accanto al duomo, si trova il Museo Archeologico della città di Codroipo. Sul retro della chiesa e del Museo si erge imponente l’edificio dell’ex filanda, recentemente restaurata ed adibita a oratorio parrocchiale, memoria storica di un passato non molto lontano che determinò una parte importante dell’economia locale.
Accanto, all’angolo fra via Balilla e piazza Dante, spicca Palazzo Faleschini in stile liberty, ascrivibile al periodo fra le due guerre. I recenti restauri ne hanno messo in evidenza il pregio architettonico e i motivi ornamentali, atti a sottolineare la suddivisione dei tre piani.

 

Attraversando tutta piazza Dante e proseguendo su via Manzoni si potrà intravedere dalla cancellata d’ingresso l’ottocentesca Villa Frova Mangiarotti, circondata da un vasto parco delimitato da mura di cinta. La residenza sorse intorno al 1880 per volontà della famiglia Frova, industriali provenienti da Milano e proprietari della filanda. Villa Mangiarotti ci introduce in un’area del codroipese dove si concentrano i principali eventi culturali: è l’area del teatro e sala cinematografica Benois De Cecco, ex casa Opera Nazionale Balilla, e della biblioteca, modernissimo edificio firmato dal compianto architetto Leonardo Miani, con aree riservate a mostre ed eventi. I luminosissimi spazi interni ospitano anche una frequentatissima mediateca, una sezione completamente dedicata ai bambini e uno sportello Informagiovani che darà ai visitatori materiale informativo e tutte le notizie su spettacoli o manifestazioni in corso nel territorio.


Non si può lasciare Codroipo senza aver fatto visita al Museo del vino e del vetro Pietro Pittaro lungo la SS13, in direzione Udine all’altezza dell’Aerobase delle Frecce Tricolori.

Trovandoci nei pressi dell’Aerobase di Rivolto (SS. 13 km 110) si presenterà sicuramente l’occasione di sentire il rombo degli Aermacchi MB 339, in dotazione alla Pattuglia Acrobatica Nazionale, e magari vi capiterà di vederli innalzarsi in volo per uno dei frequenti addestramenti. Dunque, senza dover attendere una delle date programmate nel calendario delle manifestazioni delle Frecce Tricolori, i visitatori del Medio Friuli hanno la possibilità di assistere alle emozionanti acrobazie di dieci fra i migliori piloti al mondo che si esibiscono in uno spettacolo permanente sui nostri cieli. Inoltre, è sempre possibile visitare l'aeroporto delle Frecce Tricolori previo contatto con la Sezione Pubbliche Relazioni (tel. 0432 902166, fax: 0432 902178, e-mail pan@aeronautica.difesa.it).

 

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