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Symphonika è un progetto che intende intrecciare i molteplici fili del tessuto musicale e culturale delle terre del Friuli attraverso la ricerca delle comuni radici europee. A dargli vita due ensemble, l’Orchestra Sinfonica Regionale Mitteleuropa e la Mittelfest Big Band, formata da alcuni dei più importanti strumentisti jazz italiani e stranieri. Oltre 60 orchestrali ai quali si sono uniti musicisti di fama come il trombettista Uli Beckerhoff e il sassofonista Matthias Nadolny affiancati dalla cantante inglese Norma Winstone, tra le più apprezzate voci jazz del panorama internazionale. Un lavoro ideato dal compositore e musicista jazz Glauco Venier coadiuvato dall’arrangiatore Michele Corcella nell’orchestrazione e dal maestro Walter Themel nella direzione d’orchestra. Il programma mescola le villotte del compositore Arturo Zardini alle opere del musicista rinascimentale Giorgio Mainerio, i canti popolari gradesi ai brani originali scritti da Venier, sempre ispirati alle terre friulane. Melodie della tradizione popolare colta riviste in chiave contemporanea. Tra esse alcune come A tor a tor e Lipe Rosize registrate per l’etichetta bavarese ECM. La struggente Prejera par Tualias del cantautore romano Andrea Dall’Orbo che canta la dura vita della montagna e dell’emigrante. Cjant da lis cjampanis (Canto delle campane) e Gust da essi viva (Gioia di essere viva) nelle quali Venier ha messo in musica alcune fra le più intense liriche di Pier Paolo Pasolini e della poetessa Novella Cantarutti cantate dalla Winstone in friulano.

 

A esibirsi nel concerto di apertura di Musica in Villa 2014, in data 5 luglio p.v., alle ore 21.00, presso il Giardino d’onore di Villa Manin, una trentina di musicisti: orchestra d’archi, Big Band Jazz, Glauco Venier, Norma Winstone e Matthias Nadolny.

 

Di questo progetto, il suo ideatore Glauco Venier dice essere: “una summa del lavoro che sto portando avanti da una ventina d’anni. Comporre su liriche romanze, arrangiare melodie antiche e popolari friulane, ideare brani originali ispirati alla mia terra, il Friuli, tutto questo fa ormai parte della mia ricerca espressiva musicale”.

Philippe Daverio nel libretto del doppio cofanetto cd/dvd pubblicato nel dicembre 2013 scrive:

In fondo in fondo c’era da aspettarselo. Il nuovo secolo, quello che dopo un po’ di ritardo abbiamo cominciato a percorrere, è romantico. Lo è in modo ben diverso da come lo era quello di due secoli fa: lo è in modo innovativo, lo è in modo sincretico come la lingua dei bambini quando iniziano a scoprire la realtà che li circonda. Si era tentato in musica come in pittura cent’anni orsono di smontare le lingue usate per portarle ai termini della loro essenza, all’astrazione dei loro contenuti e talvolta addirittura alla loro pura concretezza materica. La strada fu inizialmente affascinante come lo sono sempre le strade di rottura. Così si passò con felicità dalla scala diatonica a quella cromatica, dal linguaggio consolidato a quello della sperimentazione. Tutto correva alla ricerca delle nuove armonie, quelle che facevano si che Kandinskij intitolasse i suoi dipinti con i titoli classici degli studi musicali, cioè con nomi poetici e innovativi come “composizione” o “variazione”. Tutto correva verso l’interazione e Picabia dichiarava in un suo storico acquarello: “la peinture est comme la musique”. La figura scompariva nelle arti visive come l’armonia classica, una volta superato l’accordo di tredicesima, supero se stessa nella nuova dimensione d’una ipotesi siderale. Esperimenti formidabili e attraenti che ebbero la fortuna di coinvolgere solo gli specialisti, i tecnici, gli illuminati e gli intellettuali. II resto del mondo andò ad ascoltare altre sirene. E poi ci si rese conto che l’arte sacerdotale comprensibile solo dagli iniziati stava per esaurirsi in una bizzarra quanto affascinante spirale di sterilità. I primi inventori delle strade di fuga erano stati attraenti, talvolta formidabili e poetici; i loro emuli tediosi. E iniziò, in disparte, una lenta quanto profonda rivoluzione. La musica s’era suddivisa in categorie solo apparentemente stabili, quelle dette classiche, quelle che s’erano sentite pop, quelle che credevano d’essere leggere, quelle che speravano di diventare etniche Esattamente come le arti visive. E poi, come per magia, per quella sottile magia che rende le arti prima di tutto umane e quindi mutevoli, le strade si sono di nuovo incrociate. La figura, una volta condannata dall’astrazione, saltò fuori dalla coscienza visiva come un diavoletto dalla scatola dei bimbi La tensione armonica cromatica a sua volta si emancipò. Ebbe questa in modo particolare la fortuna di riassumere le esperienze passate, le corse folli e affascinanti nelle direzioni più inattese, per tentare di trovare una sintesi nella quale gli elementi recenti avrebbero tentato di fondersi in una lingua nuova. Glauco Venier ha avuto la fortuna di scivolare come per incantesimo in questa strada. La fortuna sta nella sua abilità pianistica. Sarà forse anche limitato il pianoforte nella sua capacità espressiva, innegabilmente più rigido d’uno strumento ad arco, meno viscerale d’uno strumento a fiato, ma miracolosamente tattile e come tale, per sua natura, capace di porre in sintesi la meccanica e la manualità: contro tutte le tempeste mentali continua ad esaltare l’inguaribile sensibilità del polpastrello. E attorno alla tastiera si sono concentrate le sperimentazioni delle anime opposte più brillanti, dalle Costellazioni di Cage alle musiche per cinema di Nino Rota, il suo opposto totale, passando dalle infinite e calibrate improvvisazioni del jazz per finire nelle garbate melanconie del tapeur da bar. La tastiera rimane tuttora il luogo della massima esaltazione romantica, il crogiolo delle contraddizioni. E che cos’è la musica se non il tentativo perenne di trasformare le contraddizioni in sentimenti e i sentimenti in contraddizioni condivise?

 

E il Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli, che ha scelto Symphonika per celebrare il suo 20mo di costituzione (1994-2014: vent’anni insieme), a queste parole mirate aggiunge:

 

Perché Symphonika?

Perché, secondo noi del Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli, Symphonika esprime al meglio l’idea di cultura e di promozione del patrimonio del nostro territorio. Musica, tradizioni, lingua acquistano davvero in questo progetto una dimensione senza confini e si propongono come vie e canali di comunicazione – quali dovrebbero sempre essere - diretti e immediati per qualsiasi ascoltatore, indipendentemente dalla sua nazionalità e provenienza. Da vent’anni la cultura per noi è questo: andare oltre. E Symphonika è lo “strumento” che abbiamo scelto per festeggiare questo importante traguardo, vent’anni appunto, che diventa quanto mai un nuovo punto di partenza.